Anche Milano fiuta il business dell’audiovisivo

Gli equilibri cambiano e il monopolio della capitale del cinema è messo in discussione

ROMA – Prima era il Tg2 che nei piani di Campo Dall’Orto sarebbe dovuto “emigrare” a Milano. Oggi, stanco di aspettare la Rai, il capoluogo lombardo alza il tiro e “prova” a candidarsi a capitale dell’audiovisivo. E il Corriere della Sera naturalmente gli fa da grancassa chiamando a raccolta quanti hanno già un piede a Milano o guardano con appetito alle grandi risorse dell’advertising o a quelle che la Lombardia Film Commission già mette a disposizione.

Tra i “romani” attratti dalla vivacità economica di Milano, il supplemento “Economia” di stamattina cita il presidente della Cross Production (quella della fiction di Rocco Schiavone), Rosario Rinaldo, il quale avverte che “la tendenza è di spostarsi verso Milano, secondo l’antico adagio follow the money, e non escludo di poter aprire lì una sede della mia azienda nel giro di due anni”.

Più o meno gli stessi concetti sono espressi dalle due “Cristiane”, Mainardi e Capotondi, fondatrici di Fuoricinema giunta alla seconda edizione, o dall’amministratore della casa di produzione milanese Colorado, Alessandro Usai.

Tutti ovviamente riconoscono il primato assoluto di Roma in campo cinematografico (“il lavoro di post produzione per il 95% delle volte viene fatto a Roma”, dice lo stesso Usai, così come Maurizio Tini, socio di Velafilm, ammette che “fino a pochi anni su cento serie tv 98 venivano girate a Roma”). Insomma il grande patrimonio di professionalità e di esperienze degli addetti di tutta la filiera cinematografica e televisiva di Cinecittà e degli altri studi romani, hanno finora salvato la capitale dal saccheggio.

Ma fino a quando questa condizione di sostanziale monopolio romano potrà durare? Dopo il fallimento dell’iniziativa privata, Cinecittà è tornata pubblica e il ministro Franceschni e il ceo Cicutto si sono impegnati per un grande piano di rilancio.

Siamo però nel campo scivoloso delle promesse, mentre “ora gli equilibri si stanno spostando” non solo a Milano, ma verso altri set regionali particolarmente vivaci, come quello di Napoli. E la recente approvazione della legge Franceschini che mette a disposizione del settore dell’audiovisivo 400 milioni l’anno, che si aggiungono a quelli delle Film Commission regionali, fa gola a tanti.

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