La commissione d’inchiesta sulle banche morta in culla

A cinque mesi dalla fine della legislatura manca ancora la maggioranza dei nomi dei commissari

ROMA – Il sabotaggio della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche chiaramente c’è stato. Chi siano stati i sabotatori è un po’ più incerto, anche se il Pd al momento è il principale imputato. Sta di fatto che a cinque mesi dalla fine della legislatura la bicamerale, non ancora neppure insediata, non farà nemmeno in tempo a pubblicare la prima relazione semestrale.

Un’occasione persa, scrive Luigi Zingales sul ‘Sole 24 Ore’ citando una famosa battuta di Warren Buffett: “Quando c’è bassa marea si scopre chi nuota nudo”. Come dire, è durante le crisi economiche che si scoprono i ladri e gli incompetenti. Tutto sta a capire se si vogliono davvero scoprire gli autori della mala gestione del nostro sistema bancario in questi anni.

In effetti la “tartaruga” legislativa ha mostrato fin dall’inizio il suo ritmo lento. La proposta di una commissione bicamerale d’inchiesta sui crac bancari era stata infatti presentata quattro anni fa dal Movimento Cinque Stelle. Il Senato l’ha approvata il 4 aprile scorso e il voto finale della Camera è arrivato il 21 giugno. Un altro mese ha impiegato Mattarella per promulgarla, così che finalmente la legge è potuta entrare in vigore soltanto il 28 luglio. Di fatto già morta!

Cinque Stelle e Forza Italia si erano precipitati a scegliere i loro rappresentanti. Per Forza Italia sono Renato Brunetta, Sandra Savino, Antonio D’Alì e Remigio Ceroni; per il M5S Alessio Villarosa, Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Carlo Martelli e Gianni Girotto; per Sc-Ala Enrico Zanetti e Marco Pagnoncelli.

Ma non si può andare avanti perché mancano ancora i nomi dei parlamentari del Pd che, ben che vada, arriveranno questa settimana, secondo le dichiarazioni di Zanda, sia per la Camera che per il Senato”. E siamo già oltre la metà di settembre. Poi ci saranno le prime convocazioni dedicate alla nomina del presidente (i grillini vantano una primogenitura, ma il Pd farà quadrato), di due vice e due segretari, quindi si potrà passare alla stesura del regolamento per il funzionamento interno. Fine ottobre, praticamente tutti a casa per la fine della legislatura in calendario a febbraio 2018.

Quel poco che si riuscirà a fare sarà tutt’al più la lista delle persone da (non) ascoltare, che potrà avere comunque un peso politico strumentale in chiave elettorale. Se per esempio si iscriverà nel registro dei convocati il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, come vorrebbe Renzi, o si deciderà di audire l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni per mettere sulla graticola Maria Elena Boschi; se verrà messo nell’elenco Giuseppe Vegas, presidente della Consob, per deficit di vigilanza, o gli amministratori di Mps che hanno gestito in maniera scellerata l’istituto in questi anni.

Il processo ai responsabili della morte annunciata della commissione d’inchiesta sulle banche comunque è già cominciato e continuerà fuori dalle aule parlamentari. “La commissione di inchiesta sulle banche – è la caustica conclusione dell’ex senatore Lannutti – tardivamente approvata, ma di fatto bloccata da Renzi per non scoprire gli altarini di Banca Etruria, Mps, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Marche, le porte girevoli tra controllori e controllati, soprattutto le gravissime responsabilità di Bankitalia e Consob, la cui formulazione fa dormire sonni tranquilli agli autori di crac e dissesti bancari addossati alla fiscalità generale, è l’ennesimo specchietto per le allodole” che conclude una stagione a tarallucci e vino.

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