Premier M5S, Di Maio solo al comando

Alle 12 è scaduto il termine per la presentazione delle candidature. Di Battista e Fico si sfilano

ROMA – È il secondo concorrente alla gara per la premiership in programma a febbraio 2018. Luigi Di Maio è ufficialmente il candidato premier del Movimento 5 Stelle. La deadline era stata fissata per le 12 di oggi e si conta un unico nome, quello del vicepresidente della Camera.

Il primo dei big a sfilarsi è stato Alessandro Di Battista. “Ho deciso di non candidarmi a Premier del Movimento 5 Stelle – ha scritto su Facebook -. Le ragioni le spiegherò durante il mio intervento sabato prossimo a Rimini. Tra poco si inizierà a votare e invito alla massima partecipazione. A colui che sarà candidato faccio un grande in bocca al lupo ricordandogli che avrà un compito meraviglioso: quello di portare avanti il programma votato da migliaia di iscritti. Ringrazio tutte le persone che in queste ore mi hanno scritto chiedendomi di candidarmi. È meraviglioso avere tutto questo sostegno. Allo stesso tempo sono sicuro che la mia scelta sia quella giusta. A riveder le stelle!”.

Da imbattibile super-favorito a imbattibile per assenza di avversari: è tutto in questo passaggio che si sono giocate le primarie del M5S di Luigi Di Maio. Alle 12, quando è scaduto il termine per la presentazione delle candidatura, ad eccezione del vice presidente della Camera, nessuno si è fatto avanti quasi a delineare, plasticamente, il dissenso verso le regole varate per la corsa.

A muovere il fastidio dell’ala ortodossa è stata la regola secondo cui il vincitore delle primarie sarà il capo politico del M5S, ruolo finora tenuto da Grillo. Una rivoluzione, nell’universo pentastellato, che ha irritato non poco gli ortodossi preoccupati che una serie di poteri sia accentrata non più nel Garante ma in un suo esponente, presumendo così un conflitto di interessi. Da qui, anche, l’arrivo di Grillo ieri sera a Roma: l’ex comico, molto probabilmente, ha cercato di rassicurare i suoi sul fatto che non uscirà di scena.

Grillo che si trova all’hotel Forum doveva questa mattina incontrare l’altro papabile candidato premier Roberto Fico. L’incontro tra i due però ancora non c’è stato e non si hanno conferme se avverrà. Fico, sfilatosi all’ultimo dalla corsa, era l’uomo di riferimento degli ortodossi sul quale in tanti premevano per una discesa in campo.

Per il resto, il rebus candidati si è risolto in un nulla di fatto. Silente Di Battista e silenti anche gli altri possibili candidati, come Barbara Lezzi o Nicola Morra. Mentre un altro potenziale avversario di Di Maio, Carlo Sibilia, si fa da parte augurando “in bocca al lupo” a chi correrà alle primarie e richiamando il Movimento delle origini. “Chiunque di noi sarà scelto dalla rete ha già una strada tracciata ben chiara: si chiama programma. Questa persona sarà un pezzo di un’orchestra dove il direttore è il popolo”, scrive Sibilia su facebook.

Ma in coda alle polemiche interne c’è un’altra ombra all’orizzonte delle primarie, quella dei ricorsi. “Le regole violano l’art.7 del Non Statuto sul punto degli indagati e il codice civile vietando a chi ha fatto causa al Garante di candidarsi”, spiega l’avvocato Lorenzo Borrè rivelando di essere stato contattato, in via precauzionale, già da diversi iscritti. E Borré domani sarà al Tribunale di Palermo, chiamato a decidere se confermare o meno il congelamento delle Regionarie in Sicilia dopo il ricorso di Mauro Giulivi. Quella Sicilia dove, anche oggi, è tornato il candidato premier in pectore Di Maio, a testimonianza di una partita, che nell’antica Trinacria, si preannuncia più difficile del previsto.

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