Agenti penitenziari in piazza contro il sistema

“Meno parole e più fatti”. I sindacati promuovono un sit in contro le politiche del Governo

ROMA – “Non c’è niente da festeggiare”. È con questo slogan che oggi, martedì 19 settembre, i sindacati della Polizia penitenziaria scendono in piazza a Roma, in occasione della ricorrenza del bicentenario del corpo.
“Meno parole e più fatti” chiedono Fp Cgil, Sappe, Osapp, Uilpa Uil, Sinappe, Fns Cisl, Uspp e Fsa Cnpp, insoddisfatti delle risposte avute dal ministro della Giustizia Andrea Orlando nell’incontro del 13 settembre scorso.

Al centro della mobilitazione vi è quindi, anzitutto, la richiesta di “più sicurezza e di adeguati strumenti per garantire l’incolumità dei poliziotti penitenziari, dato l’aumento di aggressioni, colluttazioni e ferimenti tra le sbarre”. I sindacati sollecitano anche la messa in opera sia di un “piano di nuove assunzioni di agenti”, visto che sono 8 mila le unità necessarie al corpo, sia di un programma di investimenti tecnologici e infrastrutturali.
Infine i rappresentanti sindacali rivendicano anche “un adeguamento delle risorse per il rinnovo del contratto di lavoro”, scaduto da quasi dieci anni; il “ripristino di corrette relazioni sindacali in sede centrale (Dap) e presso gli istituti e servizi penitenziari del Paese”; la “rimodulazione del provvedimento di riordino delle carriere”.

“Torna l’affollamento nelle carceri italiane. Oggi, nelle 190 prigioni del Paese, sono presenti 57.393 detenuti, quasi 20 mila dei quali sono gli stranieri, e gli eventi critici tra le sbarre (atti di autolesionismo, risse, colluttazioni, ferimenti, tentati suicidi, aggressioni ai poliziotti penitenziari) si verificano quotidianamente con una spaventosa ciclicità. I suicidi in cella, poi, sono stati oltre 40 dall’inizio dell’anno, cifra mai raggiunta dalla nascita della Repubblica”. Lo rileva Donato Capece segretario generale Sappe che, oggi, insieme ad altri sindacati, partecipa alla manifestazione organizzata davanti alla Camera dei Deputati.

“Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto, fortemente voluti da questo Governo con il ministro della Giustizia Orlando e da questa Amministrazione Penitenziaria retta da Santi Consolo, hanno dato il colpo finale alle politiche di sicurezza interna alle carceri”.

“Ogni giorno – dice Capece – registriamo aggressioni ai poliziotti, risse, colluttazioni, ferimenti, atti di autolesionismo e tentati suicidi. I suicidi, poi, sono a cifre spaventose: oltre 40 detenuti dall’inizio dell’anno. Ma allarma anche il dato riferito ai suicidi di poliziotti, due nell’ultima settimana”.

“Denunceremo con forza, davanti al Parlamento conclude – che i vertici del ministero della Giustizia e dell’Amministrazione Penitenziaria hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e coloro che hanno la responsabilità di guidare il ministero della Giustizia e l’Amministrazione Penitenziaria si dovrebbero dimettere dopo tutti questi fallimenti”.

 

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