La vicenda Consip si avvita su se stessa

Liti fra magistrati. Conflitti di competenze. Fughe di notizie. Interviene il Csm

ROMA – La vicenda Consip – tra fughe di notizie, intercettazioni vere o presunte, ritrattazioni – si tinge ogni giorno di un giallo più intenso. Ieri la prima commissione del Csm, che ha aperto la pratica per il trasferimento d’ufficio di Woodcock, ha ascoltato per cinque ore i procuratori aggiunti di Napoli Alfonso D’Avino (Pubblica amministrazione) e Giuseppe Borrelli (Antimafia, area casalesi) in particolare sull’intercettazione tra Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, nonché su quella tra Woodcock e il capitano dei carabinieri Scafarto.

L’ufficiale parla al pm della contestazione per aver attribuito a Romeo la frase “Renzi (Tiziano, ndr), l’ultima volta che l’ho incontrato”, mentre era stata pronunciata da Italo Bocchino, in riferimento al leader Matteo. La conversazione tra pm e ufficiale continua, i carabinieri scrivono: “Parlano del fatto che si tratta di un atto dovuto e che Scafarto farà valere la sua onestà”. Poco dopo: “Woodcock lo rassicura, gli dice che comunque si chiarirà tutto e che si sta confrontando con persone perbene e professionali. Woodcock dice di essere in difficoltà in quanto lui sarebbe l'”ingannato” in quanto destinatario dell’inganno. Ma esclude la malafede di Scafarto”.

Comunque nelle cinque ore di audizione al Csm dei due procuratori aggiunti, D’Avino e Borrelli, il primo ha ribadito la sua tesi, e cioè che Woodcock non avrebbe dovuto essere il destinatario dell’inchiesta Consip, in quanto essa spettava al suo pool sulla Pa, trattandosi di un caso di corruzione, mentre Woodcock è un pm in carico al gruppo che si occupa di criminalità organizzata.

Borrelli invece, ha ribadito – al pari di come pure aveva già fatto D’Avino – che l’indagine napoletana (con archiviazione dei quattro carabinieri del Noe Caserta) sulla fuga di notizie per ‘intercettazione tra il generale Adinolfi e Renzi contenuta nell’inchiesta Cp Concordia (in cui si esprimeva un giudizio sprezzante sull’operato dell’allore premier Letta) aveva accertato che la fonte della trasmissione atti si era consumata all’Ordine degli avvocati di Napoli.

Sulla vicenda Consip è intervenuto anche Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Anticorruzione, intervistato da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a Circo Massimo. “Per ora c’è un’ipotesi di corruzione per cui un impiegato di medio livello ha patteggiato (Marco Gasparri, ndr) e un imprenditore è in attesa di giudizio (Alfredo Romeo, ndr). Ma tutto il resto è frutto di una fuga di notizie, di ricostruzioni giornalistiche. Ci sono indagini su indagini, una cortina fumogena che sembra avere come unico scopo quello di screditare il lavoro della magistratura”.

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