Mafia Capitale, rischiano il processo in 28

Tra gli imputati Carminati, Mokbel, Panzironi e il direttore del Tempo

ROMA – Nuova chiusura inchiesta per ‘Mafia Capitale‘. Sono 28 le persone sotto accusa per i reati di estorsione, rapina, usura.

Nell’elenco degli imputati, compaiono sia persone già coinvolte nel processo come Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, ma anche Luca Odevaine, Franco Panzironi e Giovanni Fiscon. Elemento di novità è la mancata ipotesi di associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’elenco chiama in causa anche il direttore del quotidiano ‘Il Tempo’ Gian Marco Chiocci, per il reato di favoreggiamento. Nel dicembre scorso lo stesso Chiocci aveva dato informazione dell’indagine a suo carico. Nel capo d’imputazione si spiega che Chiocci avrebbe aiutato Massimo Carminati “ad eludere le investigazioni dell’ag che procedeva nei suoi confronti per i delitti di associazione a delinquere di stampo mafioso e di corruzione, comunicandogli per il tramite di salvatore buzzi di aver appreso in ambienti giudiziari della indagine a suo carico e di attività di intercettazione e di riprese video in corso”.

L’atto chiusura dell’inchiesta, che in genere prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, è firmata dai pubblici ministeri Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, oltre che dal procuratore aggiunto Paolo Ielo anche dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone.

Tra i reati contestati, a seconda delle singole posizioni, c’è il traffico influenze illecite, la bancarotta, il finanziamento illecito, l’usura, la corruzione, la turbata libertà degli incanti, il trasferimento fraudolento di valori.

Sono episodi emersi dopo la formale chiusura delle indagini riguardo il maxi processo. E’ questa la spiegazione che riguarda nel complesso il fascicolo per cui oggi i carabinieri del Ros stanno eseguendo per il caso ‘Mafia Capitale’ la notifica degli atti. Nell’atto sono ricordati fatti anche del 2013 e 2014, quindi non recenti.

Nei confronti di Gennaro Mokbel, ad esempio, si sottolinea che per “procurarsi un ingiusto profitto con altrui danno, mediante violenza e minacce – consistite nel prospettargli di ucciderlo, nel terrorizzarlo e nel ‘pigliarlo per il collo’ – avrebbe posto in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Marco Iannilli a restituire l’ingente somma di denaro (circa 7/8 milioni di euro) comprensiva dell’attesa remunerazione, consegnatagli un anno prima per investirla nell’operazione ‘Digint’, non verificandosi l’evento per l’intervento di Massimo Carminati, il quale su richiesta della vittima, la ‘proteggeva’ da Mokbel, affinchè deflettesse dalle condotte minatorie e vessatorie”.

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