Enjoy, quando l’arte incontra il divertimento

Calder, Elrich, Ousler, De Dominicis, al Chiostro del Bramante dal 23 settembre al 25 febbraio 2018

di Maria Grazia Tolomeo

ROMA – Dopo il grande successo di “Love” Danilo Eccher porta al Chiostro del Bramante “Enjoy”, una mostra frizzante, intelligente e che si pone al centro di temi molto attuali. Tra i temi ci sono quello della partecipazione del pubblico, non più passivo fruitore ma protagonista, quello della trasformazione, del movimento che coinvolge la natura, le nostre opinioni, il nostro vivere quotidiano, quello della vanitas, del consumo e non ultimo quello della predominanza della tecnologia.

Avevano iniziato questa strada, Alexander Calder con i suoi elementi sospesi nell’aria, senza peso e Jean Tingely con le sue inquietanti macchine azionate dall’intervento del pubblico che, non a caso, aprono il percorso della mostra.

Appare subito evidente la contraddizione che anima l’ingresso ai musei: ricordiamo tutti il tempo in cui accigliati custodi ci dicevano di non toccare, di non avvicinarci, e invece oggi le opere sembrano prendere vita solo al nostro intervento. Al di là di alcune giuste considerazioni filosofiche il curatore ci conduce attraverso lavori eccellenti di autori già noti internazionalmente in un percorso che ci immette direttamente nel mondo della ricerca tecnologica più attuale.

Ci sono artisti più impegnati come Tony Ousler i cui occhi mobili ci accompagnano regalandoci una leggera inquietudine o come l’austriaco Erwin Wurm che lavora sullo spiazzamento visivo e che qui suggerisce la trasformazione di un qualsiasi visitatore in un poliziotto ma anche più ironici come Studio 65 che inserisce nel percorso una enorme “poltrona”, simbolo del potere all’interno della società scalabile da tutti con la nuova utilizzazione del selfie.

Il cinese Michael Lin ricopre audacemente il pavimento dell’antico cortile e le pareti che portano al piano superiore con grandi fiori pop dai colori vivaci, mentre i palloncini che riempiono una stanza dell’inglese Martin Creed regalano al visitatore momenti di ansia nel cercare l’ “aria” e il brasiliano Ernesto Neto ci permette di salire sulle sculture che mimano parti del corpo umano. La natura in movimento in quella sua crescita giornaliera, magica e ossessiva e i giochi illusori sono i temi dei lavori di Matt Collishaw, Ryan Gander, Piero Fogliati.

Il lavoro che più vuole rappresentare la mancanza di orientamento dando evidenza alle nostre ansie di direzione è quello dell’argentino Leandro Erlick che ci invita ad entrare in un labirinto di specchi, di porte che si aprono e si richiudono, di prospettive borrominiane, costringendoci ad inseguire la nostra figura o quella degli altri visitatori in un vortice sempre più affannoso nel desiderio di riprenderci il nostro posto nello spazio e nel tempo.

Su tutto, come simbolo del non senso del nostro vivere, la risata di Gino De Dominicis ci accompagna all’uscita.

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