All’Agenzia per la coesione territoriale proliferano le consulenze

Oltre 40 milioni la spesa relativa solo al personale

ROMA – All’Agenzia per la coesione territoriale, istituita nel 2013, proliferano gli incarichi di esperti. Secondo infatti un’interrogazione dell’onorevole Giuseppe Galati di Scelta Civica, sarebbero numerose le incongruenze connesse al modus operandi della struttura, a cominciare proprio dal moltiplicarsi di consulenze di «esperti», con incarichi di durata settennale per un compenso che varia tra i 50.000 e gli 85.000 euro lordi annui.

I consulenti sarebbero, secondo quanto trapelato da mezzi di stampa, circa 150, sebbene sul sito web siano tracciati solamente 85 incarichi. Il che pone prioritariamente un problema di trasparenza: non sarebbe infatti ammissibile, né compatibile con i principi di trasparenza e pubblicità cui dovrebbe informarsi l’azione amministrativa, che le risorse destinate al personale di un’agenzia istituita con legge dello Stato non siano pubblicate puntualmente.

L’Agenzia per la coesione territoriale, è dotata infatti di autonomia organizzativa e sottoposta alla vigilanza diretta del Presidente del Consiglio dei ministri, che ha l’obiettivo di sostenere, promuovere ed accompagnare programmi e progetti per lo sviluppo e la coesione territoriale.

Il costo totale relativo solo alla spesa per il personale dell’Agenzia, sarebbe pari a 42,3 milioni di euro e solo una parte di questa spesa, sia in termini correnti che previsionali, sarebbe suscettibile di monitoraggio pubblico.

L’Agenzia, secondo le medesime fonti, avrebbe indetto un bando per un ammontare di 879 mila euro per l’esternalizzazione del servizio di rendicontazione e amministrazione del personale, pur disponendo di un ufficio apposito per il bilancio e per il personale che assorbe già 30 dipendenti.

La situazione descrive un quadro organizzativo apparentemente incoerente, con una proliferazione incontrollata di incarichi e consulenze e conseguente lievitazione dei costi di funzionamento, rispetto ai quali non risulterebbe reperibile una rendicontazione della gestione delle risorse disponibili correlata ai livelli delle performance della struttura.

Il tutto aggravato dai dati, non incoraggianti, relativi agli andamenti della spesa e dell’utilizzo dei fondi dell’Unione europea in attuazione del ciclo di programmazione comunitaria 2014-2020, che, secondo le informazioni reperibili sul sito della Commissione europea, si attesterebbero all’1,2 per cento del totale delle risorse in dotazione.

L’onorevole Galati chiede quindi se il Ministro per la coesione territoriale e il Mezzogiorno sia a conoscenza delle informazioni descritte e se consideri il rapporto tra i costi di funzionamento della struttura e i livelli delle performance coerente all’obiettivo strategico del sostegno alla politica di coesione del Paese.

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