Blitz Gdf, arrestato il figlio del cassiere della Banda della Magliana

Oltre a Massimo Nicoletti sono finiti in carcere altre 3 persone

ROMA – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 soggetti accusati di trasferimento fraudolento di beni al fine di eludere la normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Gli uomini della Gdf hanno sequestrato 2 società di capitali e le quote del capitale di una terza società, per un valore stimato di oltre 5 milioni di euro. Target principale dell’indagine, condotte dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, è stato il pregiudicato Massimo Nicoletti, classe 1964, figlio del noto Enrico, storico cassiere e “riciclatore” della “Banda della Magliana”.

Massimo Nicoletti – conosciuto negli ambienti criminali romani con il soprannome di “Barba” – è gravato da precedenti di polizia per traffico di droga, usura, estorsione, oltre ad essere stato colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale.

Le indagini, iniziate nel dicembre 2015, sono state sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti, appostamenti e meticolosi accertamenti economico-patrimoniali, consentendo di individuare il circuito di relazioni di Nicoletti che – ancorché in maniera occulta, attesi i trascorsi giudiziari – è emerso come dominus di rilevanti investimenti nel mercato immobiliare dell’hinterland romano.

Tra le varie iniziative imprenditoriali spicca la realizzazione di un importante complesso residenziale, composto da ben 42 immobili di pregio, con un investimento iniziale pari a circa 3 milioni di euro di sospetta provenienza.
Erano fino a stamane due le società di capitali utilizzate per la realizzazione di tali investimenti, la Koros S.r.l e la Dama investment S.r.l., entrambe con sede a Roma: la prima, utilizzata per acquistare il complesso immobiliare e portare a completamento i lavori di costruzione delle abitazioni; la seconda, incaricata dell’alienazione delle abitazioni agli acquirenti finali.

Le citate società, oggi sequestrate, erano di fatto gestite da Nicoletti in quanto i formali soci e amministratori erano meri “prestanome” che, per di più, operavano anche a favore di altri due noti pregiudicati gravati da precedenti di polizia per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, furto, rapina, violenza e truffe.

I due, destinatari di Ordinanza di Custodia Cautelare e tuttora oggetto di ricerche anche all’estero, “schermavano” al pari del Nicoletti, i loro rilevanti apporti di capitale, di origine ignota, intestando le partecipazioni societarie a congiunti e soggetti contigui – anch’essi, pertanto, qualificabili come prestanome – allo scopo di eludere la normativa antimafia ovvero favorire operazioni di riciclaggio.

In questo contesto, si inserisce la figura dell’imprenditore romano Mario Mattei che secondo gli investigatori era incaricato della gestione dei rapporti con gli occulti finanziatori delle lucrose speculazioni immobiliari.

Più in particolare – si sottolinea – Mattei avrebbe agito come factotum di Nicoletti jr: incaricato solo formalmente dell’amministrazione della Dama investment S.r.l., era privo di qualsivoglia autonomia decisionale e, di fatto, “asservito” al Nicoletti, cui riferiva tutte le vicende gestionali della società.

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