Unindustria: una nuova era anche per la consulenza

Con il presidente della sezione 'Consulenza, attività professionali e formazione' gli scenari dopo la crisi

di Francesco Morabito

ROMA – Consulenza, Attività Professionali, Formazione: così recita la denominazione di questa Sezione dell’Unione degli Industriali che opera su tutto il territorio del Lazio e che associa circa 200 aziende per un totale di 3.500 addetti.

Porge questi numeri con soddisfazione il presidente Roberto Santori e – addentrandosi nella descrizione – spiega che un po’ tutto il brain-intensive sta dentro le professionalità che offrono queste aziende: la formazione nella declinazione dell’e-learning, la consulenza legale, tributaria, amministrativa e gestionale e molto altro: “Non sono fra coloro che sembrano impegnati soprattutto a denunciare ritardi e carenze o a disegnare quadri grigio-scuri. Penso che ci sia anzi un grande fermento da capitalizzare, il mondo e i mercati in cui tutti viviamo e operiamo offrono opportunità certamente molto diverse rispetto a quelle di stagioni anche recenti, ma non meno significative, bisogna capire velocemente e poi darsi da fare per afferrarle.

Parlando con Santori il discorso cade sul fatto per cui molti di questi concetti, di questi obiettivi, di queste parole d’ordine non sono nuovi: “Verissimo, ma, dopo quasi un decennio di durissima crisi, il fatto è che tutti questi headlines si muovono in un quadro e dentro una cornice del tutto nuovi. E quindi i significati e soprattutto i momenti applicativi non possono non essere rivisti. Molte aziende in cui una certa mentalità era ‘finora abbiamo sempre fatto così ed è sempre andata bene’ non esistono più, hanno chiuso”.

Insiste: “La crisi ha reso e rende necessari un cambiamento continuo, una propensione all’innovazione continua. Il ripensamento, la riprogettazione cominciano e fin dall’inizio operano in una proiezione ‘culturale’, di modello, che poi attraversa tutta l’organizzazione aziendale e le sue modalità, i suoi strumenti. Il cambiamento è obbligatorio”.

“Prendiamo la formazione. Sono decenni ormai che nelle aziende, soprattutto nei grandi gruppi, se ne fa, e anche spesso di buona qualità: ecco, non basta più; la novità è che da essa devono derivare – e non a lunga scadenza – progetti e di immediata applicazione. Quindi le aziende che erogano formazione non possono limitarsi a costruire le sessioni formative, ma devono accompagnare le aziende destinatarie degli interventi formativi anche e soprattutto alla costruzione dei modelli e progetti conseguenti, formazione e consulenza operativa si incastrano bene l’una nell’altra, non sono più tipologie differenziate”.

Deduciamo che il mercato di questi anni difficili non è disposto a perdonare? “Sì. Chi crede che sia sufficiente impossessarsi del lessico alla moda, magari in inglese, ma poi continua a viaggiare sugli stessi binari, e questo spesso è molto tipico delle aziende a conduzione familiare, non va avanti bene, non può andare avanti per molto. Non basta sapere, per esmpio, cosa sia lo smart working e poi usare modalità e parametri che magari ancora valevano nella stagione precedente: se non hai capito che non si ragiona più in termini di ore/lavoro con le risorse umane aziendali, ma si deve procedere – e valutare – per obiettivi, prima o poi sei fuori”.

E allora, dove sta il futuro del business sia dei consulenti sia delle aziende destinatarie delle attività di consulenza? “Il punto è questo, non possiamo non procedere insieme verso questo futuro che in realtà è già presente. I margini di crescita – e sono molto ampi per tutti – si muovono lungo due direttrici concettuali e nel contempo operative: digitalizzazione ad oltranza, qui non c’è da spiegare, e internazionalizzazione, quest’ultima non come esplorazione di nuovi mercati, niente a che vedere con il vecchio concetto di export che pure nei decenni ha fatto la fortuna di quelle aziende manifatturiere che hanno saputo muoversi per tempo; qui internazionalizzazione vuol dire visione ampia, attenta e ancora di più capace di mettersi prontamente in sintonia con mercati che definire promettenti è poco; le nostre aziende della consulenza ormai si muovono ovunque dai paesi del Vicino Oriente a quelli del Far East, dai mercati nuovi di quei paesi che chiedono soprattutto di contribuire alla crescita dei loro ‘colletti bianchi’ a quelli giganteschi degli stati-continente, in cui la concorrenza è fortissima, ma le opportunità altrettanto numerose.

“E vorrei evidenziare che l’Italia per molti versi è il posto giusto per cominciare questo nuovo tipo di cammino: in nessun paese di cui so sono disponibili meccanismi agevolativi per i settori paragonabili a quelli che ci sono qui e che spesso, colpevolmente, sono del tutto sottoutilizzati; certo, spesso è complicato lavorare con questi meccanismi, ma chi si illude che possa riaprirsi la stagione dei finanziamenti a pioggia, a fondo perduto, si illude”.

“Svegliamoci”, conclude con un sorriso che è tutto un’espressione di tenacia. “Svegliamoci!”.

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