Papa condanna lavoro nero, precarietà e appalti al ribasso

"Pubbliche amministrazioni, credendo di ottenere risparmi ed efficienza, tradiscono la missione di servizio alla comunità"

CITTA’ DEL VATICANO – “Il lavoro in nero e il lavoro precario uccidono”. E’ il monito di papa Francesco, nel videomessaggio inviato alla Settimana Sociale dei cattolici, inaugurata a Cagliari e dedicata al lavoro. “Il lavoro precario – spiega il Papa rivolgendosi al convegno organizzato dalla Cei – è una ferita aperta per molti lavoratori che vivono nel timore di perdere la propria occupazione. Io ho sentito tante volte questa angoscia, di poter perdere la propria occupazione, di quella persona che ha un lavoro da settembre a giugno e non sa se lo avrà nel prossimo settembre. Precarietà totale. Questo è immorale. Questo uccide: uccide la dignità, uccide la salute, uccide la famiglia, uccide la società”.

Inedita la critica di papa Francesco, oltre che al settore privato, anche alle pubbliche amministrazioni che non rispettano la dignità del lavoro “quando indicono appalti con il criterio del massimo ribasso. Credendo di ottenere risparmi ed efficienza, finiscono per tradire la loro stessa missione sociale al servizio della comunità”.

“La crisi del lavoro – osserva il Papa – è una crisi ambientale e sociale insieme. Il sistema economico mira ai consumi, senza preoccuparsi della dignità del lavoro e della tutela dell’ambiente. Ma cosi è un po’ come andare su una bicicletta con la ruota sgonfia: è pericoloso”, perché “la dignità e le tutele sono mortificate quando il lavoratore è considerato una riga di costo del bilancio, quando il grido degli scartati resta ignorato”.

“La dignità del lavoro – afferma ancora il Pontefice – è la condizione per creare lavoro buono: bisogna perciò difenderla e promuoverla”. Il Papa ricorda che “con l’Enciclica Rerum Novarum” (1891) di Papa Leone XIII nasce la dottrina sociale della Chiesa per difendere i lavoratori dipendenti dallo sfruttamento, per combattere il lavoro minorile, le giornate lavorative di 12 ore, le insufficienti condizioni igieniche delle fabbriche”.

L’apertura della Settimana Sociale è segnata anche da un altro incisivo intervento: quello del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. Che dopo aver richiamato la politica, solo un mese fa, a ritrovare un “pensiero lungo” sull’Italia, ritorna sul tema con estrema decisione. “Bisogna essere franchi – afferma il cardinale – il tempo delle chiacchiere è finito. Così come è ormai definitivamente concluso il tempo dei finanziamenti pubblici senza un progetto. Questo tempo ci ha lasciato un debito pubblico, che non è solo un preoccupante costo economico per lo Stato, ma è soprattutto un drammatico costo sociale per la vita delle persone”.

Il cardinale vede nei giovani il “principale comune denominatore delle disuguaglianze. Reddito e occupazione – spiega il presidente della Cei – non solo stanno favorendo le generazioni più vecchie, ma stanno incentivando una drammatica emigrazione di massa dei nostri giovani. E’ inaccettabile, un fenomeno ingiusto risultato di un quadro sociale ed economico dell’Italia estremamente preoccupante”. E qui Bassetti si rifà ai dati Istat, quando descrive l’Italia come “un paese vecchio, rapidamente invecchiato, con livelli di povertà costantemente superiori alla media europea e tassi di disoccupazione estremamente alti, uno sviluppo economico che stenta a ripartire con decisione”.

“Il tempo delle chiacchiere” non piace al ministro della Coesione sociale, Claudio De Vincenti, che replica al presidente Cei dallo stesso palco della Settimana Sociale: “Se c’è una ripresa economica, anche se parziale, la rivendico al lavoro fatto. Abbiamo preso provvedimenti concreti, ci stiamo rimboccando le maniche, stiamo affrontando crisi aziendali difficilissime”.

Piena condivisione invece della posizione della Chiesa da parte del mondo del lavoro. “Ha pienamente ragione Papa Francesco: gli appalti con il massimo ribasso sono una vergogna perche’ si scaricano molto spesso sulla pelle dei lavoratori in termini di scarsa sicurezza, bassi salari, mancata contribuzione, sfruttamento e negazione dei diritti fondamentali”. E’ quanto sottolinea la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando il videomessaggio inviato dal Pontefice alla Settimana Sociale dei cattolici.

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