Quello che manca nella pregevole iniziativa di Calenda

Le indispensabili infrastrutture non saranno sufficienti se non cresceranno la cultura e il senso civico dei romani

di Toni Muzi Falconi

ROMA – Da quel 4 ottobre, quando ci siamo riuniti in CamCom per discutere e stendere questo Manifesto, sono successe tantissime cose, molte delle quali ci hanno aiutato a ‘stringere’ e comunque ‘costretto’ a concretizzare alcune delle priorità che avevamo individuato.

Il 17 ottobre si è riunito, su iniziativa di Calenda, un tavolo ‘istituzionale’ dove è stato distribuito ai partecipanti questo Documento di natura strettamente economico/industriale. Mentre Andrea Mondello ha pubblicato un suo ‘appello’ (http://bit.ly/2hbSHb2) e alcuni operatori economici hanno fatto una riunione analoga alla nostra producendo un ulteriore documento.

Mi fermo qui, anche se ogni giorno continuano a emergere idee, proposte, discussioni e critiche. In questi ultimissimi giorni, di fronte a una pressante e giustificata pressione di molti dei nostri amici intorno al quesito ‘allora che facciamo?’, ho provato a scrivere la seguente ipotesi di lavoro cercando di darle un’anima connettiva :

– il contenuto del documento Calenda, al di là di alcune ingenuità, ci sta bene e ci convince. Ci starebbe e ci convincerebbe assai di più se integrasse una parte più ricca di spessore culturale come si conviene a qualsiasi ipotesi di piano di rilancio economico/industriale di una città e, a maggior ragione, se l’oggetto è la città di Roma (non credo sia necessario spiegare). Aggiungerei solo che è necessaria una “identità culturale”, la combinazione unica di elementi intangibili, di pratiche e valori che rendono unica la nostra città e animano la sua diversità, il suo modo di esistere.

– siamo consapevoli che per i prossimi mesi e fino a dopo le imminenti elezioni politiche almeno quattro dei sette punti che avevamo condiviso dovranno necessariamente congelarsi, senza peraltro essere dimenticati e anzi da riprendere con lena… a maggior ragione se i punti indicati dal documento Calenda avranno qualche auspicabile sussulto operativo nonostante il periodo elettorale cui andiamo incontro;

– ecco allora che ho provato, in accordo con alcuni dei nostri amici, ad articolare una ipotesi integrativa del piano Calenda. Tuttavia, per evitare equivoci, diciamo chiaramente che non chiediamo al ministro dello Sviluppo economico di invitarci al tavolo, ma intendiamo invece informare tutti i suoi componenti che noi intendiamo procedere… e certamente non ci dispiace se, ciascuno per quello che vorrà e potrà, deciderà di sostenere il nostro lavoro che – ripetiamolo perché non nuoce – è volontario e militante con molti interessi espliciti ma nessun interesse implicito.

1.
L’insufficiente attenzione dei cittadini romani alla qualità della vita e all’autentica ‘anima’ di Roma rappresenta forse l’ostacolo principale al rinascimento civico della città. Non c’è bisogno di articolare ora questo concetto, anche se ovviamente va fatto, ma è sufficiente per chiunque (concittadino, immigrato, turista) circolare per la città con gli occhi aperti per rendersene conto. Il tema non è tanto quello di richiamare i cittadini a comportamenti più adeguati, quanto quello di indurli a disimparare e ad apprendere (un esempio per tutti: la raccolta differenziata).

2.
In attiva collaborazione con il Teatro di Roma (nelle sue diverse articolazioni sul territorio urbano), con l’associazione PerRoma, Cittadinanzattiva e altri soggetti con i quali stiamo discutendo, intendiamo avviare fin da gennaio quello che qualcuno di noi ha chiamato ‘scuola dei diritti e dei doveri’ (ma che verosimilmente troverà altro nome) che contempli un primo ciclo sperimentale di incontri, esperienze, attivazioni progettate da psicopedagogisti, dirette da registi e interpretate da attori e animatori capaci di coinvolgere con intensa emotività i partecipanti (raggruppati in tre segmenti con contenuti diversificati: scuole elementari, studenti universitari, anziani) con la finalità esplicita di trasferire, assimilare e contaminare cognizioni, comportamenti coerenti di civismo attivo.

Per essere più precisi e a puro titolo di esempio:
°Ascolto, rispetto delle diversità; tolleranza, gentilezza, accoglienza; °Cittadino – identità, legalità, diritti e doveri, tutela del patrimonio comune; °Cittadino di Roma – senso della Città, conoscenza della realtà ideale e culturale, riflessione sulle criticità ;°Come funziona -visite a strutture cruciali per la vita cittadina; intuire la complessità della macchina gestionale e amministrativa.

Gli effetti del primo ciclo vengono valutati e misurati in base a indicatori predisposti ex ante, così da aggiustare, migliorare e produrre ulteriori cicli.

3.
In attiva collaborazione con alcune Università romane,con i loro docenti più interessati e con i soggetti urbani di maggiore innovazione (privati, pubblici e sociali), intendiamo avviare un percorso di coinvolgimento degli studenti universitari affinché sviluppino attività e conoscenze che li aiutino non solo ad attirare studenti non italiani a Roma (brain attraction) ma anche, e soprattutto, a non ‘fuggire’ loro stessi all’estero (brain drain). L’attuazione parte da un censimento dei soggetti di innovazione e dall’accordo con le università e i docenti, con un progetto operativo sostenuto da alcuni potenziali ‘sponsor’ anche, ma non solo, economici.

4.
Fra le preoccupazioni principali dei cittadini Romani è il lento, silenzioso e progressivo smantellamento implicito del sistema sanitario pubblico. Anche in collaborazione con Cittadinanzattiva vorremmo progettare e realizzare un ‘sistema esperto’ (comunque e sicuramente da meglio definire) che solleciti tutti i candidati romani alle prossime elezioni politiche a una particolare attenzione non solo per evitare comportamenti degli eletti orientati a quello smantellamento ma ad assumere un impegno formale e sostanziale ad impedirlo. Il progetto prevede che il ‘sistema esperto’ (da progettare e realizzare con urgenza- una app?) venga allestito e reso disponibile ad ogni cittadino romano per seguire, monitorare, comunicare specifici comportamenti degli eletti su questi temi.

Ecco siamo a questo punto. Che ne pensate? Ci state a lavorare con noi? Se sì, fatevi vivi scrivendo a direzione@romacapitale.net

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