La cultura, cardine riconosciuto dell’economia italiana

Presentato a Roma il Rapporto Federculture 2017. Tutte le voci con il segno positivo. Forte divario tra nord e sud

ROMA – Nel presentare il XIII Rapporto dell’associazione nazionale degli enti operanti nel campo della cultura, il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha sottolineato “il deciso cambio di rotta conosciuto negli ultimi tre anni dall’intero settore (lui è alla guida del ministero da tre anni e mezzo, ndr).

Alla decisa ripresa dei consumi culturali, ormai stabilizzata, si associa un aumento significativo delle risorse pubbliche e una maggiore efficienza nell’utilizzo dei fondi europei. I musei statali registrano record anno dopo anno: se il 2016 si è chiuso con il primato assoluto di 45,5 milioni di visitatori, ben 7 milioni in più rispetto al 2013, nel primo semestre del 2017 si registra un’ulteriore crescita del 7,3% degli ingressi e del 17,2% degli incassi. Allo stesso modo i dati Siae confermano la crescita anche nel 2016 del settore dello spettacolo, con un +5,2% di pubblico e un +4,7% di botteghino, con una decisa ripresa degli ingressi e degli incassi per il cinema e il teatro. Per il terzo anno consecutivo il bilancio del Mibact è al di sopra dei 2,1 miliardi di euro, mettendo definitivamente alle spalle la rovinosa stagione dei tagli quando le risorse del ministero non arrivavano a 1,5 miliardi di euro”.

A un maggiore impegno pubblico, si sono aggiunti i risultati di una politica di favore fiscale nei confronti degli investimenti nella cultura, nel cinema e nel turismo. L’Art bonus ha fortemente incoraggiato quel rapporto tra pubblico e privato fondamentale per il settore, mentre il tax credit cinema, esteso e incrementato nelle risorse, ha contribuito a sostenere l’industria cinematografica nazionale e a attrarre le grandi produzioni internazionali, coronato alla fine dal varo della nuova legge cinema, con la creazione di un fondo autonomo di 400 milioni di euro l’anno per il sostegno dell’industria cinematografica e audiovisiva.

Introdotto in via sperimentale nel 2014, l’Art bonus è diventato uno strumento permanente per incentivare il mecenatismo attraverso un credito di imposta del 65% per le donazioni in favore della cultura. In appena tre anni tale misura ha portato 5.400 mecenati a donare più di 170 milioni di euro per la realizzazione di 1.183 interventi in favore di musei, monumenti, siti archeologici e fondazioni lirico sinfoniche sparse in tutta la Penisola. Ben l’80% delle erogazioni, tuttavia, si ferma al Nord, al Centro ne è destinato il 18% e appena il 2% arriva fino al Sud e alle Isole. Uno squilibrio da correggere dovuto probabilmente al fatto che i maggiori contributori dell’Art bonus sono le Fondazioni bancarie, concentrate per la quasi totalità nelle regioni settentrionali.

Anche in termini di partecipazione la ripresa è netta: tra il 2013 e il 2016 le visite a musei, mostre, siti archeologici e monumenti sono cresciute del +22%; la frequentazione del cinema +8% e quella dei concerti di musica leggera +13,7%. Nello stesso periodo tuttavia il Rapporto Federculture segnala la forte contrazione nella lettura e nei concerti di musica classica. La quota di italiani che leggono almeno un libro l’anno è in calo da diversi anni e nel 2016 raggiunge appena il 40,5% della popolazione al di sopra dei 6 anni di età, mentre la percentuale di chi ha letto almeno 4 libri nell’anno si mantiene stabile ed è pari al 22%.

Il capitolo del Rapporto dedicato al turismo è ricco di soddisfazioni. Dopo la crisi del 2012-2013, si consolida la ripresa del settore. Nel 2016, infatti, gli esercizi ricettivi italiani registrano il massimo storico con oltre 116,9 milioni di arrivi di clienti italiani e stranieri (+3,1%) e poco meno di 403 milioni di presenze (+2,6). Anche nel 2017 prosegue il trend positivo del turismo italiano: nei primi sette mesi dell’anno gli arrivi registrati sono stati 70,5 milioni (+4,1%) e le presenze 233,8 milioni (+4,7%). Anche la spesa dei turisti stranieri cresce: nei primi sei mesi dell’anno ha raggiunto i 5 miliardi di euro, il 5% in più del primo semestre 2016.

Oltre alle rose, Federculture non nasconde le spine. Tra queste  il divario nei consumi delle famiglie tra l’Italia settentrionale e meridionale è un’anomalia che non accenna a ridursi. La spesa media mensile per ricreazione, spettacoli e cultura, che a livello nazionale è pari a 130,06 euro al mese, è nettamente superiore al Nord (circa 160 euro) seguita da Centro (129 euro), Sud (90 euro) e Isole (80). La regione che anche nel 2016 mostra una maggiore propensione ai consumi culturali è il Trentino Alto Adige (209 euro), seguita da Lombardia (177 euro) ed Emilia Romagna (166 euro). In fondo alla classifica troviamo invece Molise (59 euro), Basilicata (60 euro) e Calabria (62 euro).

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