Guerra di campanili per il terzo aeroporto?

Viterbo e Latina rivali nella scelta di uno scalo che non c’è

ROMA – Riprende nel Lazio la guerra tra poveri (aeroporti)? In effetti la prospettiva di un terzo scalo regionale, oltre Fiumicino e Ciampino, era comparsa nel contratto di programma stipulato cinque anni fa tra Enac e società Aeroporti di Roma e ufficializzato in un Dpcm del 21 dicembre 2012. Anzi il decreto governativo diceva di più: individuava Fiumicino quale hub principale, Ciampino diventava un city airport e un terzo aeroporto, per i voli low cost, era previsto nel comune di Viterbo.

Ma poi non se ne fece più nulla. Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti del governo Monti, Corrado Passera, cancellò con un tratto di penna pochi mesi dopo ogni ipotesi di terzo scalo aeroportuale nella Regione. La motivazione era dettata dalla posizione della Commissione europea che considerava sì compatibili con la disciplina comunitaria gli aiuti agli investimenti considerati come “contributo al raggiungimento di un obiettivo comune”, ma che il moltiplicarsi degli aeroporti non poteva essere considerato tale.

In realtà la Commissione specificava che «si ritiene che un aiuto agli investimenti negli aeroporti contribuisca al conseguimento di un obiettivo di interesse comune se: a) serve ad incrementare la mobilità dei cittadini dell’Unione e la connettività delle regioni mediante la creazione di punti di accesso a voli intraunionali; b) aiuta a combattere la congestione del traffico aereo nei principali hub aeroportuali unionali; c) facilita lo sviluppo regionale».

Nonostante questa “finestra” lasciata aperta dalla Ue, secondo l’attuale governo un terzo aeroporto nel Lazio non sarebbe necessario, visto che molti dati parlano di una contrazione del traffico di merci e persone, tale che esso potrebbe essere smaltito dai due aeroporti esistenti; il piano di sviluppo aeroportuale al 2044, infatti, prevede la riconversione di Ciampino in secondary airport, con operatività dello scalo ridotta.

In un’interrogazione parlamentare, l’on Federico Fauttilli, ex Scelta Civica, oggi Democrazia Splidale, contesta questa posizione sostenendo che in realtà “i dati sui quali si basa la risposta del Governo non sembrano esatti, in quanto riferiti ad un momento di crisi del sistema low cost, al quale era seguito una riduzione del traffico merci/passeggeri su i due aeroporti maggiori, che appare ormai in via di superamento. Dati più recenti, infatti, fanno pensare che, a fine 2017, si avranno gli stessi numeri, molto ampi, del 2003”.

Dal momento che – sostiene l’interrogante – l’aeroporto principale del Lazio, quello di Fiumicino, è saturo, anche se ne è stato previsto il potenziamento infrastrutturale, mentre quello di Ciampino è in via di ridimensionamento, “sarebbe auspicabile che un terzo scalo aereo regionale nel Lazio venisse realizzato”. Dove? A Latina, naturalmente, collegio elettorale dell’interrogante, “dove l’attuale scalo militare può vantare un buon collegamento con la rete ferroviaria e la vicinanza con Roma e Napoli, la mancanza di vincoli ambientali ed archeologici che consentirebbero lavori di ammodernamento rapidi, sino al limite fisiologico del traffico degli scali con singola pista d’atterraggio”.

Più o meno le stesse argomentazioni che vanta il comune di Viterbo che dispone già oggi di un  aeroporto già pronto ed operante, si tratta solo di convertirlo da militare a civile ed allungare un po’ la pista. Se dunque i giochi si riapriranno davvero, la scelta già fatta dall’Enac nel 2012 sarà sicuramente il jolly che la capitale della Tuscia farà valere nella “guerra degli aeroporti”.

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