Ansaldo Sts, infuria la guerra tra i soci

Il “fondo avvoltoio” Elliott è il primo scalatore a dover dichiarare le sue intenzioni

ROMA – Il fondo Elliott di Paul Singer è in manovra su Ansaldo Sts. L’hedge fund americano non dà tregua alla giapponese Hitachi che, dopo l’acquisto dall’ex Finmeccanica e un’Opa parzialmente riuscita, possiede il 50,772% del capitale Sts.

Comunque l’obiettivo di togliere la società dalla Borsa non è stato raggiunto, perché il prezzo offerto (9,50 euro per azione, poi portato a 10,50) è stato giudicato basso dai soci di minoranza, in particolare da Elliott e Amber Capital. I fondi, insieme a Bluebell Partner, hanno aperto un contenzioso davanti al Tar per far alzare il prezzo fino a circa 15 euro (stamattina il titolo Ansaldo Sts era scambiato a 11,72 euro alla Borsa di Milano)

Nei giorni scorsi Elliott ha incrementato la sua partecipazione in Ansaldo Sts dal 31,368% al 31,794% del capitale. Poiché ha superato la soglia del 25% del possesso diretto, adesso Elliott deve notificare una comunicazione ufficiale alla Consob e al mercato sulle sue intenzioni, in base alle nuove norme sulla trasparenza societaria contenute nel decreto legge finanziario e fiscale collegato alla legge di stabilità.

In base all’articolo 13 del decreto, Elliott deve “dichiarare gli obiettivi che ha intenzione di perseguire nel corso dei sei mesi successivi, indicando in particolare i modi di finanziamento dell’acquisizione; se intende acquisire il controllo dell’emittente o comunque esercitare un’influenza sulla gestione della società; se intende proporre l’integrazione o la revoca degli organi amministrativi .

Infatti ieri Elliott ha fatto sapere ufficialmente a Consob, Borsa Italiana e Ansaldo Sts che “non intende ad oggi acquisire il controllo” di Ansaldo Sts , ma “potrebbe incrementare la propria posizione attraverso l’acquisto di titoli su mercati regolamentati o tramite operazioni fuori mercato”.

Che il controllo di Ansaldo non fosse l’obiettivo del “fondo avvoltoio” Elliott lo sapevano tutti. Il suo unico scopo infatti, come quello di Amber Capital, sta nel costringere Hitachi ad alzare il prezzo dell’Opa, cioè del valore di Ansaldo Sts al di sopra di quello indicato nel contratto di acquisto da Finmeccanica.

Da qui lo scontro all’ultimo sangue tra Elliott e Hitachi, accusata quest’ultima di trattare Ansaldo Sts come se fosse una propria divisione controllata al 100%, mentre il fondo americano non perde occasione per attaccare strumentalmente l’attuale management per la gestione del gruppo (che peraltro fa segnare significativi risultati nei primi nove mesi del 2017). L’esempio più clamoroso si è verificato all’inizio di quest’anno quando il consigliere di minoranza di Ansaldo Sts, Giuseppe Bivona, della lista di Elliott, è stato sottoposto ad azione di responsabilità, e quindi decaduto dal cda, per “l’utilizzo abusivo dei diritti attribuiti dall’ordinamento agli amministratori indipendenti”.

Come si vede, una guerra senza quartiere. Ma se la posta in palio non è la conquista di Ansaldo Sts che altro è? A Elliott del nostro ex gioiellino ferroviario non interessa assolutamente nulla. Ha solo fiutato la preda, ovvero la possibilità di farsi liquidare dai giapponesi il suo 31,8% di azioni Ansaldo ad un prezzo circa doppio di quanto ha pagato per acquistarle, e allora mette in campo tutta l’artiglieria per costringere il “nemico” a venire a patti nelle peggiori condizioni possibili.

Sul prezzo comunque è aperto un contenzioso davanti al Tar del Lazio. La Consob  ha già accolto parzialmente le richieste di Elliott, Amber e Bluebell, accertando che c’è stata “collusione” tra la Finmeccanica all’epoca guidata da Mauro Moretti e Hitachi per tenere basso il prezzo della compravendita e di conseguenza ordinando a Hitachi di alzare l’offerta dell’Opa da 9,5  a 9,9 euro per azione.

Ma tutte le parti in causa, scontente per motivi opposti, hanno fatto ricorso al Tar, che a sua volta ha rinviato la questione alla Corte di giustizia europea. La sentenza della Corte, appena pronunciata, ha stabilito che il concetto di collusione adottato dal legislatore nel regolamento Consob è coerente con la normativa comunitaria.

La palla dunque torna ora al Tar del Lazio che dovrà stabilire criteri e modalità di determinazione del “giusto prezzo”. Intanto però dirigenti e lavoratori di Ansaldo Sts chiedono che le ostilità tra i soci cessino, o quanto meno non siano di ostacolo all’azione del gruppo impegnato in un serrato confronto competitivo sui mercati internazionali.

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