Enel, via libera al piano strategico 2018-20

Dividendo per gli azionisti alle stelle. No alla fusione di Open Fiber con Tim

ROMA – Enel conferma per il 2018 e il 2019 la politica dei dividendi con un pay-out del 70%, prevedendo il medesimo ammontare anche per il 2020, sempre con riferimento all’utile netto ordinario di gruppo. Nel piano strategico 2018-30 che il gruppo ha presentato oggi agli analisti Enel per l’esercizio 2018, introduce un dividendo minimo per azione di 0,28 euro, in aumento del 33% sul dividendo minimo previsto sul 2017.

Nel commentare i risultati l’amministratore delegato, Francesco Starace, ha sottolineato che l’Enel a partire dal 2015 “è diventata un’azienda molto più efficiente, con un percorso ben definito verso la crescita industriale che, unito ad una disciplina nella gestione del capitale e ad una rotazione degli asset più rapida di quanto pianificato, ha incrementato in misura sostanziale la generazione dei flussi di cassa e la redditività del gruppo. Di conseguenza, siamo riusciti ad aumentare del 44% il dividendo relativo all’esercizio 2017 rispetto al pay-out dell’esercizio 2015. Tutti questi risultati sono stati conseguiti nonostante condizioni generali di scenario molto più sfidanti di quelle attese”.

“Guardando al 2020, la digitalizzazione – introdotta lo scorso anno – è oggi una dimensione concreta e tangibile del nostro business, che registra investimenti in crescita per oltre 5 miliardi di euro nell’arco di piano. Una maggiore attenzione al cliente, anche attraverso la nuova business line globale e-Solutions, aprirà opportunità per creare ulteriore valore”, ha aggiunto l’ad.

Nei prossimi tre anni, Enel prevede di cedere ulteriori asset esistenti per 3,2 miliardi di euro, principalmente focalizzandosi su impianti di generazione da fonte termoelettrica e uscendo da paesi non strategici, e prevede di investire un ammontare fino a 4,7 miliardi di euro di cui 2,3 miliardi di euro, nell’acquisizione di partecipazioni di minoranza; per 2 miliardi di euro, in acquisizioni nel business delle Reti e di e-Solutions; 400 milioni di euro, in equity partnership.

Nel piano strategico 2018-20 che Enel ha presentato alla comunità finanziaria, Enel spiega che “la prevista allocazione di fondi per l’acquisizione di partecipazioni di minoranza risulta pari a 2,3 miliardi di euro nel periodo 2018-2020, in aumento di 300 milioni di euro rispetto al piano precedente. Considerati i 500 milioni di euro già impiegati nel 2017, l’obiettivo di investimento complessivo in acquisto di partecipazioni di minoranza è pari a 2,8 miliardi di euro nel periodo 2017-2020”.

Enel stima di destinare alla crescita nelle energie rinnovabili investimenti complessivi per 8,3 miliardi di euro, che dovrebbero consentire di realizzare una capacità totale aggiuntiva di 7,8 GW nei prossimi tre anni. Nel piano industriale Enel sottolinea che di tali investimenti, 3,4 miliardi di euro sono legati al modello Bso, costruzione degli impianti, vendita in toto o in parte e poi gestione, e dovrebbero consentire di realizzare 3,8 GW di capacità aggiuntiva; i rimanenti 4,0 GW di nuova capacità sono invece riconducibili alla crescita organica.

Il debito di Enel è previsto in crescita per il prossimo anno a 39,8 miliardi dai 37,8 miliardi di quest’anno. Nel 2019 Enel  stima un indebitamento di 39,5 miliardi per poi scendere a 38,3 miliardi nel 2020.

Enel ritiene possibile in 7 anni uscire dal carbone ma gli strumenti deve darli il governo “questo o quello futuro”, ha detto l’ad di Enel. “Teoricamente è fattibile. Sette anni bastano appena ma bisogna programmare il modo in cui vogliamo raggiungere questo obiettivo. Ci può essere un interevento statale ma sarebbe difficile ai sensi delle regole europee. Probabilmente sarà necessario un altro meccanismo che sia più vicino al mercato. Dal governo non sono stati dati finora strumenti per arrivare a questo obiettivo”.

Infine, per quanto riguarda un’eventuale fusione tra la rete Tim e quella di Open Fiber, per Francesco Starace “sarebbe dannosa” oltre che “non avere alcun senso. Non ho cambiato idea. La nostra opinione – ha detto – è che non avrebbe nessun senso una fusione di Open Fiber con un’altra rete. Siamo impegnati nella mission di Open Fiber e a completare l’opera di cablatura. Stiamo portando avanti il nostro processo di finanziamento. Ogni altra combinazione ci vedrebbe completamente contrari”.

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