La “regina Raggi” è nuda davanti al suo popolo

In un'intervista esplosiva il ministro Calenda la stana impietosamente

ROMA – L’intervista-bomba de Il Messaggero al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, è scoppiata  come un’atomica seminando sbigottimento e distruzione in Campidoglio e nell’intera città. Quella che fino a ieri era una critica, anche feroce, all’inerzia dell’amministrazione Raggi, alla selezione estemporanea della classe dirigente, al degrado dei servizi, si è trasformata ieri nello smascheramento personale di una imbarazzante, totale incapacità di comando e, quel che è peggio, nella mancanza di qualsiasi capacità progettuale e organizzativa.

Siamo al secondo round del tavolo di lavoro tra il Ministero dello Sviluppo economico e la Città di Roma, dopo il primo incontro del 17 ottobre. Nel piatto ci sono 19 dei 30  progetti previsti dal Piano industriale per Roma “Sviluppo Capitale”, di particolare interesse strategico. Sentiamo nei passaggi essenziali del racconto di Calenda al Messaggero qual’è il contributo della Sindaca e il senso della sua presenza a quel tavolo.

Alla domanda se il gioco pesante che si sta facendo valga la candela, Calenda risponde risoluto: “Quello che faccio, lo faccio per la mia città, su richiesta dei sindacati che si sono fatti parte attiva del rilancio di Roma. Ma una cosa la devo dire. Questo lavoro è stato fatto in gran parte dal Mise con la Regione, che ha avuto un atteggiamento di grandissima apertura sui progetti, con i sindacati e con le associazioni. Il Comune di Roma, invece, a questo tavolo sembra uno spettatore assente. Nelle attività che vanno fatte perché i progetti vedano la luce, il contributo del Comune di Roma è zero”.

Ma il giornalista, Andrea Bassi, incalza e riferisce che la sindaca Virginia Raggi uscendo dall’incontro è stata abbastanza fredda. “Qualcosina c’è nei progetti, ha detto, ma fondi nuovi non se ne vedono”.

Calenda sempre più alterato: “Mettiamola così, su 1,256 miliardi, il contributo del Comune è di 153 milioni. Come ho detto non è un problema. Sono soldi pubblici che vanno spesi per i cittadini è irrilevante da dove vengono. Quello di cui mi sono stancato è di aver messo a lavorare venti persone del mio staff, con una sindaca che viene alle riunioni come se fosse una turista per caso. Guarda le cose e dice questo sì, questo forse, questo vediamo e comunque dateci più soldi. È inaccettabile. Le faccio un esempio concreto?

“Le sembra normale che io contatto con il mio staff, Unindustria e Camera di Commercio – dice il ministro con accenti sempre più diretti e personali – le prime cento imprese romane per capire quali sono i problemi e quali le opportunità, le riunisco, e la sindaca non c’è? Io per incontrare le imprese ho saltato un incontro con il premier Gentiloni e non sono andato al consiglio dei ministri. Io non faccio l’assessore della Raggi. Tutto questo non può andare avanti. Evidentemente pensa che il governo e la Regione fanno un lavoro per Roma, mentre lei sceglie il menù come fosse al ristorante, lamentandosi dei fondi senza essere in grado di spendere nemmeno quelli che ha e senza chiarire cosa vorrebbe fare con i nuovi”.

L’intervistatore si riprende dallo stupore e chiede se in queste condizioni il progetto “Sviluppo Capitale” può andare avanti. “Io vado avanti – replica deciso Calenda – ma non intendo accettare per un minuto in più questo atteggiamento. La signora sindaca quando si chiamano le imprese romane si presenti, le incontri e le ascolti. Capirebbe perchè le principali tre società di telecomunicazioni italiane hanno detto che a causa delle delibere comunali il 5G, la banda ultralarga mobile, a Roma non può arrivare. Nel documento presentato due giorni fa ci sono 19 iniziative prioritarie sulle quali rifondare il posizionamento della capitale».

Per esempio? “Invito tutti ad andare sul sito del ministero e vedere la presentazione del piano 2018-2022. Abbiamo fatto partire una sezione del fondo di garanzia che permetterà di sostenere 100 milioni di credito alle pmi. La ministra Lorenzin è venuta con un progetto per fare a Roma, tramite l’istituto superiore di sanità, un centro di eccellenza per la gestione dei dati sul servizio sanitario nazionale. Il Coni ha presentato un’iniziativa straordinaria su un grande polo per lo sport, la Cdp i progetti di riqualificazione urbana e di social housing e si è resa disponibile a intervenire sulle start up, l’Ice finanzierà le principali fiere del market faire e una nuova su industria 4.0. Abbiamo iniziato un negoziato con società leader nel settore aereo spazio già presenti a Roma offrendo sostegno finanziario per fare un polo per lo sviluppo dei satelliti di nuova generazione.

“Alla mobilità sostenibile e alla smart mobility andranno 242 milioni di euro, mentre 215 milioni di euro sono destinati all’efficienza energetica. Altri 30 milioni sono stati individuati per l’industria creativa e più di 300 milioni per l’innovazione e le startup digitali. Al turismo 4.0 dovrebbero spettare circa 10 milioni di euro e alla riqualificazione urbana 260 milioni (a cui vanno aggiunti i 250 milioni per la riqualificazione degli edifici scolastici). Per quanto riguarda i servizi digitali alle imprese, saranno circa 300.000 gli imprenditori romani  che avranno accesso al set di informazioni presenti nel “cassetto digitale”.

In un piano così ambizioso e, sulla carta, idoneo ad invertire il ciclo degradante della città, qual è il contributo del Comune? “Nulla – conclude sconsolato il ministro dello Sviluppo economico  – Non c’è un contributo di soldi, di pensiero o di azione. Alla fine della presentazione, peraltro già rivista più volte con il suo staff, la sindaca ha detto che ci farà sapere cosa ne pensa. Bontà sua! Io mi auguro che sia solo mancanza di volontà politica, perché se fosse un mix di arroganza e incompetenza saremmo di fronte ad una situazione senza speranza”.

Non sono dunque bastati in questo anno e mezzo il carosello di assessori e di manager nelle aziende municipalizzate, la corte di personaggi impresentabili che ha popolato il ‘raggio magico’, le accuse di falso e il suo probabile rinvio a giudizio, i servizi pubblici allo sbando, le Olimpiadi e le Torri dell’Eur sprecate, la fuga delle aziende della capitale. Non è bastato tutto questo per mettere in stato d’accusa popolare Virginia Raggi. La legislazione non prevede infatti l’impeachement del sindaco.

Ora però il giudizio di Calenda suona come una condanna definitiva. Non perché il ministro dello Sviluppo abbia i gradi di giudice supremo, ma perché il tavolo apparecchiato a Via Veneto era veramente l’ultima occasione per l’amministrazione comunale di nascondere le proprie magagne in un grande progetto collettivo di salvataggio della Capitale.

Svelata invece una volta per tutte l’insipienza e l’impreparazione della prima cittadina, ora la “regina è nuda” davanti al suo popolo. I suoi padrini potranno anche non avere altra scelta che continuare a coprirla fino alla fine, ma il “bambino Calenda”, come direbbe Hans Christian Andersen, l’ha definitivamente smascherata. Ora la parola passa ai cittadini romani.

Potrebbero interessarti anche