Ora è certificato: i servizi pubblici a Roma fanno schifo

Nel Rapporto dell’Agenzia per il controllo delle public utilities non ce n’è una che merita la sufficienza

ROMA – In un’intervista di stamattina, il presidente dell’Agenzia per il controllo dei servizi pubblici locali di Roma, Carlo Sgandurra, esprime un giudizio lapidario sulla giunta comunale pentastellata: “La Giunta non sa gestire i servizi”, “La sindaca Raggi è eterodiretta da Milano”, “E’ mancato il cambio di direzione auspicato”, “Il gioco delle tre scimmiette con me non funziona”.

La condanna senza appello ha fatto un grande scalpore non solo per il contenuto e il risultato delle analisi condotte quest’anno dall’Agenzia, ma anche per il pulpito da cui proviene. Sgandurra infatti è notoriamente un militante del movimento cinque stelle, eletto tre mesi fa dalla giunta Raggi tra le vibranti proteste dell’opposizione.

Quando a settembre si procedette alla sua nomina, Pd e FdI non parteciparono al voto. “Il controllore non può essere espressione del controllato”, si sentì urlare in Campidoglio. “E’ come eleggere Dracula garante dell’attività dell’Avis”, commentò il consigliere Pd Marco Palumbo. “Nessuna garanzia di terzietà e di trasparenza sull’attività del nuovo presidente dell’agenzia targata M5S. La giunta Raggi riserva un’altra poltrona agli amici degli amici e rende questo organismo di controllo del tutto privo di credibilità”.

In molti, a destra e a sinistra del M5S, adesso devono ricredersi perché Sgandurra ha dimostrato con i fatti di svolgere il proprio compito in assoluta indipendenza e senza riguardi per nessuno. Nella sua “Relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali e sull’attività svolta nel 2017”, presentata lunedì scorso, l’operato della giunta esce massacrato.

Ma che c’è scritto il quel Rapporto da sollevare tanto scandalo? In sintesi, non c’è un servizio pubblico tra quelli gestiti dal Comune che abbia meritato la sufficienza da parte dei cittadini romani (con la sola, sparuta eccezione degli asili nido). Principali imputati naturalmente sono i trasporti e la nettezza urbana.

Quello sul trasporto pubblico locale è il servizio più criticato. Nel 2017 si collocano sotto la sufficienza non solo i bus e i tram (4,3) e le strisce blu (4,9), ma anche la metropolitana (5,9) e i taxi (5,9), che negli anni passati erano stati valutati in modo più positivo. D’altronde il drastico calo degli investimenti effettuati dall’Atac (-66% dal 2009) ha provocato l’aumento dell’età media dei veicoli di superficie e, congiuntamente alla riduzione delle risorse destinate alla manutenzione (-20% dal 2009), ha causato l’aumento dei guasti che hanno interessato, nel 2016, il 36% dei mezzi.

Fra le criticità del settore di igiene urbana, l’indagine dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali ha rilevato la sostanziale debolezza del ciclo dei rifiuti rispetto alle esigenze della città. Ama nel 2016 ha trattato il 34% dell’indifferenziato, il 6% dell’organico e ha separato l’8% del multimateriale. Negli ultimi 15 anni, gli investimenti di Ama in impiantistica non hanno mai rispettato la programmazione dei piani finanziari: su 325 milioni di euro previsti per gli investimenti, ne sono stati spesi solo 96.

Per quanto riguarda il verde pubblico, il territorio di Roma è coperto da aree verdi per oltre il 60 %, pari a un totale di circa 82 mila ettari. La maggior parte di questa superficie è occupata da grandi parchi e riserve naturali gestite da altri enti. Roma Capitale si occupa direttamente solo di 4 mila ettari e di circa 311 mila alberi. Tale patrimonio, purtroppo, non sempre è stato curato e gestito adeguatamente, come conferma sia il voto che i cittadini hanno assegnato a questo servizio (6,1), sia il trend degli ultimi dieci anni sempre in calo.

La crisi idrica della scorsa estate, con l’abbassamento del livello del lago di Bracciano, ha puntato i riflettori su alcune criticità del servizio reso da Acea: a Roma viene immessa un’enorme quantità di acqua ma il 44% si perde prima di arrivare nei rubinetti dei cittadini. In nessun’altra grande città italiana è stato riscontrato lo stesso livello di dispersione. Negli ultimi anni, poi, le tariffe per questo servizio sono cresciute di circa il 37% e si prevede che continueranno a crescere,

Anche il giudizio dei romani sui servizi culturali è sceso, in una scala da uno a dieci, dal 7,6 del 2016, al 7,2 nel 2017. Il punteggio più alto è stato assegnato al Palaexpo, (7,6), seguito dall’Auditorium (7,5), dai Musei Comunali (7,3), dalle Biblioteche comunali (6,9) e dal Bioparco (6,8). Per l’autofinanziamento, e cioè il rapporto tra le risorse proprie e i costi totali, al netto delle sovvenzioni pubbliche, si va da un 2,5 % delle biblioteche comunali, al 42% del Palaexpo, dal 66% per cento di “Musica per Roma” al 75% del Bioparco.

Gli unici che si salvano, come detto, sono gli asili nido. L’offerta del servizio in questo settore è di buona qualità e a costi inferiori rispetto a quelli della media nazionale.

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