Liliana Segre nominata senatrice a vita

Nata nel 1930, fu deportata ad Auschwitz a 13 anni e riuscì a sopravvivere. Da allora testimone attiva dell’Olocausto

ROMA – Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, è stata nominata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, senatrice a vita, «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale». Il capo dello Stato «mi ha chiamato questa mattina comunicandomi la decisione. Lo ringrazio per questo altissimo riconoscimento. La notizia mi ha colto completamente di sorpresa. Non ho mai fatto politica attiva e sono una persona comune, una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni», commenta Liliana Segre, nata nel 1930, deportata ad Auschwitz dal Binario 21 di Milano quando aveva appena 13 anni, da quasi trenta testimone dell’orrore.

«Certamente, il presidente ha voluto onorare, attraverso la mia persona — prosegue — la memoria di tanti altri in questo anno, 2018, in cui ricorre l’ottantesimo anniversario delle leggi razziali. Sento dunque su di me l’enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio».

Entra più in dettaglio, la testimone, che a Milano è anche presidente del Comitato per le Pietre d’inciampo, i sanpietrini della memoria che saranno depositati sabato 20 gennaio, proprio alla presenza Liliana Segre. Lei porterà al Senato, spiega, «le voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla patria che amavano; che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini “di serie A”. Quegli italiani che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la “soluzione finale”». Soprattutto, continua Segre, che ad Auschwitz perse l’adorato padre e i nonni, «le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento».

Quindi, fa riferimento all’attualità: «Salvare dall’oblio quelle storie, coltivare la memoria, è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la può usare». Il suo impegno «per tramandare la memoria — assicura —, contrastare il razzismo, costruire un mondo di fratellanza, comprensione e rispetto, in linea con i valori della nostra Costituzione, continuerà ora anche in Parlamento, ma, lo dico sin d’ora, senza trascurare la mia attività con gli studenti. Continuerò finché avrò forza a raccontare ai giovani l’orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio. L’ho sempre fatto, non dimenticando e non perdonando, ma senza odio e spirito di vendetta. Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall’odio».

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