Paolo Peluffo, prossimo Segretario generale del Cnel

Il governo Gentiloni si muove al di fuori della prassi costituzionale

ROMA – Dopo lo scioglimento delle Camere il governo resta in carica per il disbrigo degli affari correnti. Sui limiti del concetto di ordinaria amministrazione si è discusso all’infinito tra giuristi, politici e amministratori, ma la prassi costituzionale esclude comunque atti o provvedimenti sprovvisti dei requisiti di necessità e di urgenza che ne giustificherebbero l’eccezione. La nomina del nuovo Segretario generale del resuscitato Cnel, appena anticipata oggi dal premier Gentiloni, non ha obiettivamente nessuno di quei requisiti.

Dopo la sua scampata abolizione per via referendaria, in effetti, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha un nuovo presidente e 48 consiglieri già scelti a fine agosto, la cui nomina è stata firmata dalla sottosegretaria Maria Elena Boschi, madrina della riforma costituzionale che voleva abolirlo. A breve avrà anche un nuovo Segretario generale: si tratta di Paolo Peluffo, ex sottosegretario all’Editoria e alle Comunicazioni del Governo Monti e storico portavoce di Ciampi.

In effetti la notizia della nomina di Peluffo girava già da diversi giorni nei Palazzi e qualcuno aveva già sollevato roventi polemiche. Come Daniele Capezzone, esponente della “quarta gamba” di Noi con l’Italia: “Se non parlassimo di cose serie, ci sarebbe perfino da sorridere. Un governo in articulo mortis pronto a nominare, occupare, lottizzare il Cnel (che voleva abolire). Spero sia uno scherzo, un pesce d’aprile anticipato…”.

Anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni aveva lanciato frecciate contro la preannunciata scelta: “Dopo le nomine scandalose del Consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato, gira voce che il Governo stia per nominare i nuovi vertici del Cnel, lo stesso Cnel che Renzi e il Pd volevano abolire perché ritenuto inutile e che ora si trasforma in un prezioso strumento di gestione del potere”. Meloni annuncia quindi battaglia: “Se fosse vero, a Camere sciolte e con un governo in carica solo per l’ordinaria amministrazione sarebbe un’altra dimostrazione del disprezzo che questa gente nutre verso le istituzioni e i cittadini. Speriamo sia solo una diceria, perché se fosse vero lo denunceremmo a ogni livello possibile”. E invece è vero!

La forza della cordata che sostiene l’ex allievo della Normale di Pisa deve essere così potente da sfidare non solo l’opportunità politica, ma la correttezza istituzionale. Ex giornalista del Messaggero, Paolo Peluffo gode di un curriculum eccellente: a soli 29 anni è Capo ufficio stampa del Governo Ciampi (aprile 1993), nel dicembre del ’98 viene nominato dirigente generale al ministero dell’Economia, a cui segue pochi mesi dopo l’incarico di Consigliere per la Stampa e l’Informazione del Presidente della Repubblica, sempre con Carlo Azeglio Ciampi. A marzo del 2006 approda alla Corte dei Conti come consigliere. Nel 2011 è consulente per Palazzo Chigi per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e infine viene scelto da Mario Monti come sottosegretario alle Comunicazioni e poi anche all’Editoria nel governo tecnico dopo la crisi dello spread.

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