Clonazione, alla fiera delle ovvietà

Di fronte alla scoperta dell’Università di Shangai la comunità scientifica balbetta

ROMA – Dopo il primo esperimento della pecora Dolly di 22 anni fa la stessa tecnica è stata provata con successo su animali di piccola e media taglia. La prima domanda dunque che ci si è posti oggi all’annuncio della clonazione delle due scimmiette cinesi è stata: Perché la riproduzione della scimmia fa fare un salto di qualità alla ricerca? Perché è la prima volta che la clonazione dà vita ad un primate, cioè l’ordine di cui fa parte anche l’uomo.

Oltre tuttavia alla “novità”, i commenti della comunità scientifica non si spingono oltre. I ricercatori prendono atto dei progressi della scienza senza se e senza ma: “L’efficienza della tecnica di clonazione è molto bassa, tra l’1 e il 5% di nascite rispetto ai tentativi effettuati – spiega Paolo Vezzoni, genetista per l’Istituto per le tecnologie biomediche del Cnr – ma credo che clonare un uomo a questo punto sarebbe tecnicamente possibile”.

Più articolato il ragionamento della senatrice a vita Elena Cattaneo: “Nella scienza non esiste il principio di autorità, ma è il metodo a determinare (pubblicamente) la validità o meno di ciò che viene fatto. Non fermarsi mai ma cercare sempre nuovi traguardi è implicito nel metodo scientifico e si illude chi pensa che sia ancor possibile bloccare la ricerca ai confini nazionali o imporre moratorie che, come tutti i proibizionismi, rischierebbero di lasciare campo libero ai ‘corsari delle regole’ pronti a sottrarsi ad ogni controllo”.

Qualche dubbio e inquietudine emerge qua e là nei commenti del giorno dopo. “La vita umana non è stata programmata per essere attivata con sistemi di tipo artificiale ma dall’incontro di due gameti, uno dell’uomo e l’altro della donna – afferma il genetista e direttore scientifico dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Bruno Dallapiccola – L’aver ripreso questo tipo di ricerca è una notizia importante anche per le ricadute pratiche, avere due animali identici con lo stesso profilo genetico può servire alla sperimentazione farmacologica. E’ chiaro che tutto questo riaccende drammaticamente il problema del dibattito etico perché siamo alla vigilia di una possibilità teorica di clonare anche l’uomo, con tutte le ricadute che ne derivano”.

E di problemi etici si fa naturalmente interprete la Chiesa che non va oltre la denuncia e i toni allarmati. “Mi preoccupa la volontà che sta dietro una ricerca simile – dice il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della pontificia Accademia per la vita – Ci vedo una minaccia per il futuro dell`umanità. Prima la pecora, poi la scimmia… Pare il tentativo di avvicinarsi all’uomo, come fosse un penultimo passo. Una prospettiva che la Chiesa, naturalmente, non potrà mai approvare. Se si vuole fare ricerca biologica o medica non c’è bisogno di sconvolgere l’ordine naturale. Una simile manipolazione profonda dovrebbe essere sentita da tutti come una minaccia alla persona umana, il tentativo di degradare la sua dignità”, conclude il cardinale.

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