I treni di Italo-Ntv vanno al fondo americano Gip

I soci italiani si sono affrettati ad accettare l’offerta di 2 miliardi

ROMA – I soci di Italo-Nuovo trasporto viaggiatori (Ntv) hanno accettato l’offerta presentata dal fondo Usa Gip (Global infrastructure partners) per l’acquisto dell’intero capitale sociale di Italo. Lo ha reso noto la società con un comunicato diffuso nella tarda serata di ieri, aggiungendo che per questa mattina è stato convocato un consiglio di amministrazione per prendere atto della decisione e procedere al ritiro della domanda di autorizzazione alla pubblicazione del prospetto depositata presso Consob e di ammissione a quotazione delle azioni della società depositata presso Borsa Italiana.

L’offerta ha riguardato il 100% del capitale sociale ad una valorizzazione di 1,94 miliardi. Inoltre, è previsto che gli attuali azionisti di Italo incassino il dividendo di 30 milioni deliberato dall’assemblea lo scorso 19 gennaio e che la società sostenga spese relative all’interrotto processo di quotazione fino ad un massimo di 10 milioni, portando quindi il controvalore complessivo dell’operazione a 1,98 miliardi. La sottoscrizione del contratto di compravendita è prevista entro l’11 febbraio.

Insomma un’offerta che non si poteva rifiutare. Alla melina tra quotare in Borsa l’azienda o venderla in blocco, andata in onda per 24 ore, non c’ha creduto nessuno. D’altronde Carlo Messina, ad di Banca Intesa, l’aveva detto subito: “Quella in Ntv per noi è sempre stata una partecipazione finanziaria. Non siamo e non intendiamo diventare un’azienda ferroviaria”. E’ più o meno lo stesso pensiero di Montezemolo, di Della Valle, di Punzo. L’unico che credeva nell’impresa industriale era l’amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Sciarrone, “ferroviere” di professione ma privo di azioni di peso.

E il governo? Dopo lo scivolone dei giorni scorsi con cui i ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico, Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda, invitavano gli azionisti di una società ferroviaria privata a rigettare l’offerta di un compratore straniero, hanno finito per fare buon viso a cattivo gioco: “Non è sempre facile rompere un monopolio – ha dichiarato Calenda – per cui apprezziamo questa bella storia imprenditoriale. Sarebbe stato bellissimo coronamento se fossero andato in Borsa, ma hanno deciso diversamente ed era un loro diritto farlo. Ma il fondo americano è molto serio”.

Il sindacato, come al solito, fa da spettatore ai grandi fatti industriali del Paese e si limita ad osservare – come a segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso – che “per commentare bisognerebbe conoscere il piano industriale e le scelte sull’occupazione. Non basta conoscere il valore dell’operazione”.

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