La questione dei migranti al centro della campagna elettorale

Cade l’obbligo di portare in Italia i profughi salvati in mare. Sarà comunque difficile trovare altri porti “vicini e sicuri”

ROMA – Tra insulti, scandali e fake news, la campagna elettorale è in pieno regime. Nei 20 giorni che mancano alla conclusione, le main issues sono ormai definite: la partita di cartello si gioca infatti sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, più che sul problema fiscale che, dopo i fuochi dei primi giorni sulla flat tax e a chi la sparava più grossa, si è un po’ defilato.

Anche ieri nel faccia a faccia su La7 tra i due “acerrimi nemici”, Laura Boldrini e Matteo Salvini, la questione dei migranti ha occupato il centro del confronto-scontro. Con il segretario della Lega che accusa la presidente della Camera di essere “incapace e razzista, danneggia gli italiani, favorisce l’immigrazione fuori controllo e i tanti delinquenti” e la Boldrini che ribatte colpo su colpo: “I delinquenti e gli spacciatori non sono amici miei. E comunque per me chi non ha il permesso di soggiorno regolare deve andarsene. Ma vorrei capire come lei li manda via”.

In questa ridda di cifre, di strategie e di norme sovranazionali, per venirne a capo non resta che rifarsi alle fonti deputate. Tra queste, la più autorevole è senz’altro Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere marittime, secondo cui “il numero di migranti arrivati in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale a gennaio è salita a oltre 4.800, sostanzialmente in linea con quello registrato a gennaio dello scorso anno, ma il doppio rispetto al mese precedente, quando le attività dei trafficanti erano state colpite dai combattimenti vicini alle aree di partenza e dal cattivo tempo”.

Il rapporto di Frontex specifica pure che “gli eritrei sono stati il più numeroso gruppo di migranti individuati sulla rotta del Mediterraneo centrale, seguiti da cittadini del Pakistan e della Tunisia. Negli ultimi mesi, Frontex ha anche notato un aumento del numero di libici in fase di spostamento attraverso il Mediterraneo”.

Il Viminale invece fornisce dati completamente diversi: “E’di quasi il 50% il calo del numero di migranti sbarcati sulle coste italiane rispetto allo scorso anno”. Dunque nemmeno le fonti ufficiali aiutano a capire come stanno veramente le cose. Che succederà allora quando le condizioni atmosferiche miglioreranno e soprattutto quando entreranno in vigore le nuove norme disposte a livello comunitario?

Purtroppo, secondo il neo comandante della nostra Guardia costiera, ammiraglio Giovanni Pettorino, se non interverranno altri fattori di aiuto geopolitico nell’area, non c’è da illudersi che le cose possano cambiare radicalmente. In un’intervista rilasciata a Formiche, l’alto ufficiale spiega che in coincidenza dell’avvio della missione è effettivamente venuto meno l’obbligo di trasportare i naufraghi soccorsi in mare nei porti italiani. “Una volta effettuato il soccorso – ha detto Pettorino – in base alle norme internazionali le persone saranno portate di volta in volta nel porto più vicino e più sicuro” sottolineando che “volta per volta” sarà individuato il “porto più sicuro”.

Di fatto però, trovare nel Mediterraneo un porto sicuro non italiano sarà molto complicato, “anche perché è indispensabile la disponibilità della nazione verso cui potrebbero essere dirottati i profughi: se non c’è questa disponibilità, non si può entrare in quelle acque territoriali”. Visti i precedenti di Malta e dei porti francesi c’è ben poco da sperare e il rischio che i flussi restino sostanzialmente immutati è molto alto.

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