Il Tavolo per Roma azzoppato dalla Raggi

Dei 19 progetti iniziali ne sopravvivono dieci. Ministero dello Sviluppo economico e Regione Lazio decisi ad andare avanti

ROMA – Non tutto è perduto. Dopo la rottura del Tavolo per Roma a causa della sciagurata condotta della sindaca Raggi (“un misto di arroganza e di incompetenza”), Calenda l’aveva detto: “Andremo avanti solo con la Regione Lazio sui progetti per i quali la partnership del Comune non è indispensabile”. Un Tavolo “zoppo” quindi, come si vede dalla tabella qui sotto, ma che comunque consente di non buttare nel cestino tutto il lavoro svolto da ottobre ad oggi. E soprattutto di conservare quelle risorse che si era riusciti a raccogliere.

Oltre al rammarico per l’occasione persa, restano da declinare le responsabilità politiche del M5S che hanno portato la città alla pressoché totale paralisi. Qualcuno in queste ore sostiene in buona fede che se i due protagonisti della querelle smettessero di litigare e riprendessero il filo spezzato del dialogo il Tavolo forse si potrebbe aggiustare.

L’occasione in effetti era di tale importanza per la città da giustificare gli appelli bipartisan all’armistizio. C’è tuttavia in quegli appelli un eccessivo accento pilatesco che ne mina in parte la credibilità. Non si può cioè mettere sullo stesso piano la linea di Virginia Raggi che fin dall’inizio ha mostrato tutta la sua insofferenza per quella che riteneva un’indebita interferenza, all’insegna del “cosa vuole il governo nazionale? Si limiti a fornire le risorse necessarie e ci lasci lavorare. Spetta soltanto a noi decidere”. Con quella del ministro Calenda che, di fronte allo sfascio della Capitale, ha sentito il dovere di farne una questione nazionale e di mobilitare di conseguenza tutte le energie possibili per correre in aiuto.

Se non si distinguono le responsabilità politiche e amministrative dell’uno e dell’altra non si fa un buon servizio ad entrambi e soprattutto a Roma. Anche in questa occasione la Raggi e il movimento che rappresenta confermano la propria avversione costituzionale ad ogni forma di investimento e di rischio. Piuttosto che commettere qualche errore nella gestione di un qualsiasi business, meglio rinunciare. Il mondo immobile dei 5Stelle si autolimita, per propria scelta, alla pura assistenza, negando ogni possibilità di reale sviluppo.

Se si ha presente questo postulato, si capiscono tutte le “ritirate” dell’amministrazione capitolina, dalle Olimpiadi alle Torri dell’Eur, dalla Fiera di Roma ad Altaroma, fino appunto al Tavolo del ministero dello Sviluppo economico dove sono emerse le grossolane assenze della sindaca alle riunioni, o le sue scene mute nelle rare partecipazioni (“una turista capitata lì per caso”), fino alla trasmissione di documenti infarciti di errori tecnici, che hanno esasperato il ministro.

“Prendi qualcuno nello staff che conosca almeno l’aritmetica”, è l’ultimo consiglio affidato da Calenda alla sua mancata interlocutrice.

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