Il Tesoro dell’Antichità, la mostra su Winckelmann

Ai Musei Capitolini l’esposizione dedicata al fondatore dell’archeologia moderna

ROMA – “Il Tesoro di antichità. Winckelmann e il museo Capitolino nella Roma del Settecento” è una mostra importante e impegnativa perché si propone di celebrare gli anniversari della nascita (300 anni) e della morte (250 anni) di Johann Joachim Winckelmann (1717 – 1768), per il numero delle opere, 124 distribuite in tre sedi diverse, Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale dello stesso Palazzo Nuovo. Ma soprattutto perché attraverso l’opera del fondatore dell’archeologia moderna vengono passati in rassegna gli anni cruciali che hanno condotto nel dicembre del 1733 all’istituzione del Museo Capitolino, destinato alla conservazione e alla promozione della “magnificenza e splendor di Roma”, il primo museo pubblico d’Europa nel secolo dei lumi……

L’iniziativa che si inserisce nel contesto delle manifestazioni prese in Europa, e coordinate dalla Winckelmann Gesellschaft, dall’istituto Archeologico Germanico di Roma e dai Musei Vaticani, è stata promossa da Roma Capitale, dalla Sovrintendenza capitolina, e curata da Elois Dodero e Claudio Parisi Presicce.

L’organizzazione, come di consueto, è di Zètema, il ponderoso e denso catalogo di Gangemi Editore. Da un lato dunque la storia della nascita del prestigioso Museo sul Campidoglio, dall’altro l’avventura umana di una personalità che ha segnato profondamente con la sua sensibilità, la sua cultura e i suoi studi l’epoca in cui visse e quelle successive. Dopo la “Storia dell’arte nell’antichità” di Winkelmann, niente sarà più come prima.

“Vivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui è il “tesoro delle antichità di Roma” e qui ci si può trattenere in tutta libertà dalla mattina alla sera” scriveva Winckelmann il 7 dicembre del 1755, da poco giunto a Roma grazie a una borsa di studio del principe Ettore di Sassonia, descrivendo la sua prima visita al Museo Capitolino.

A Roma vive circondato da artisti, all’inizio alloggia in una stanza di Palazzo Zuccari a Trinità dei Monti vicino all’amico Mengs che gli ha dedicato un intenso ritratto oggi al Metropolitan di New York, poi divide un appartamento a piazza Barberini con il giovane scultore danese Johannes Wiedewelt, quindi alla Cancelleria come bibliotecario del cardinale Archinto, infine a servizio del cardinale Albani nel Palazzo alle Quattro Fontane e a Villa Albani. E a Roma desidera tornare dopo un viaggio in Germania, ma la sua vita si spezza a Trieste all’Osteria Grande, vittima di una rapina e di un brutale assassinio.

Una storia affascinante quella delle collezioni romane di scultura antica, accolte in magnifici palazzi e giardini delle ville suburbane, ammirate dai viaggiatori del Grand Tour e riprodotte in incisioni che saranno un repertorio di modelli per gli artisti. Possedere una collezione di antichità era fin dal medioevo un segno di potere ed erudizione, ricorda in catalogo Brigitte Kuhn-Forte. Prestigiose quelle fondate nel Rinascimento: alla metà del ‘500 Ulisse Aldrovandi ne conta una novantina, la più importante è di Paolo III Farnese. Le grandi dispersione cominciarono subito dopo Winckelmann che intendeva la storia dell’arte non come storia degli artisti, alla Vasari, ma come sviluppo dell’arte nel suo procedere…………

L’esposizione si snoda nelle sale con documenti originali, disegni, incisioni, dipinti, sculture, che narrano i primi anni della vita del Museo Capitolino. Fra le opere che illustrano il Campidoglio si segnala in particolare la splendida serie di incisioni firmate da grandi maestri. ……….E i ritratti e i busti dei grandi papi ed ecclesiastici “Benedetto XIV” di Agostino Masucci, il Cardinale Silvio Valenti Gonzaga di Pierre Subleyras, Clemente XIII Rezzonico e il nipote Don Abbondio Rezzonico Senatore di Roma.

Le stanze terrene a sinistra del Palazzo Nuovo, aperte al pubblico per la prima vota dopo anni, ripropongono allestimenti non più esistenti, riconoscibili dai disegni degli artisti e dalle guide, come quelli egittizzanti allora molto in voga. Torna ai Musei Capitolini “Vasca su tripode” in marmo pentelico rinvenuto alla metà del Cinquecento da Pirro Logorio sovrintendente agli scavi di Villa Adriana. Accanto il bellissimo busto di Adriano in marmo lunense, rinvenuto forse a Villa Adriana, già collezione Albani ed esposto nel Canopo Capitolino, la prima delle stanze di destra del Palazzo Nuovo.

Infine l’immersione nella bellezza del Palazzo Nuovo e dei suoi tesori letti con gli occhi di Winkelmann. La collezione offre all’archeologo l’opportunità di rivedere molte delle fantasiose interpretazioni precedenti stabilendo confronti fra le opere e combinando la lettura delle fonti. Dal “Galata morente” al “Centauro anziano”, al “Centauro giovane”, al “Mosaico delle colombe”, alla “Statua di Afrodite, cosiddetta Venere capitolina”.

Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli, Palazzo Nuovo, Piazza del Campidoglio Roma. Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, fino al 22 aprile 2018. Informazioni: tel. 060606 e www.museicapitolini.org

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