Torri Eur, Tar Lazio prima approva poi rigetta il ricorso

La società Alfiere, a cui nel 2016 i giudici avevano dato ragione, adesso s’è vista negare il risarcimento

ROMA – Il Tribunale Amministrativo Regionale ha rigettato il ricorso presentato dalla società Alfiere Spa nei confronti di Roma Capitale riguardo il progetto di trasformazione del complesso immobiliare Torri dell’Eur definendo infondata la domanda risarcitoria. Il Campidoglio esulta e la sindaca giudica la sentenza “che conferma la battaglia che sin dall’inizio abbiamo intrapreso nei confronti di una questione tanto complessa quanto poco lineare”.

La società Alfiere Spa con il ricorso chiedeva la condanna dell’amministrazione capitolina al risarcimento dei danni imputabili ai ritardi dovuti alla determina con cui Roma Capitale annullò il permesso a costruire, avanzando un risarcimento economico di 325.890.784 euro (40.390.784 euro per la svalutazione del compendio immobiliare, 8 milioni per spese e investimenti e 277.500.000 per il mancato incasso dei canoni di locazione).

La sentenza del Tar del Lazio, accogliendo le osservazioni dell’amministrazione, ha osservato che l’atto in questione non ha influito sulle operazioni di restauro delle Torri che, visto lo stato di avanzamento delle opere, non sarebbero state comunque ultimate in tempo utile per rispettare i tempi stabiliti dal contratto stipulato tra Telecom Italia e Alfiere Spa – di cui Telecom è azionista – e definendo infondata la domanda risarcitoria nei confronti dell’Amministrazione.

La pronuncia dei giudici amministrativi non farebbe una piega in punta di diritto (salvo approfondire di fatto le responsabilità dei ritardi), se non fosse che lo stesso Tar Lazio poco più di un anno fa dava ragione alla Alfiere Spa (50% di Cassa Depositi e prestiti Immobiliare e per l’altra metà di Telecom) nella querelle con il Comune di Roma. La società – stabiliva la sentenza del novembre 2016 – potrà continuare ad effettuare il restauro conservativo dei palazzi di Ligini, contrariamente a quando deciso dalla giunta Raggi che con la determina del 29 luglio 2016 aveva bloccato il permesso a costruire.

Il tribunale amministrativo accoglieva in sostanza il ricorso della società per “l’assoluta inadeguatezza” dell’atto con il quale l’amministrazione Raggi ha revocato il permesso “a porre la società interessata nella possibilità di comprendere le ragioni “fattuali o giuridiche” poste a fondamento dell’iniziativa assunta e, quindi, di interloquire adeguatamente con l’amministrazione, a tutela, peraltro, di una situazione giuridica soggettiva originata dal previo rilascio da parte della stessa amministrazione” del permesso di costruire n. 347 del 2015.

Il Tar in quell’occasione ricordò che “secondo quanto più volte affermato in giurisprudenza, la previa comunicazione di avvio del procedimento rappresenta ‘un principio di carattere generale dell’azione amministrativa, diretto a garantire l’instaurazione di un ‘contraddittorio procedimentale’ tra le parti interessate in relazione a tutti gli aspetti che assumeranno rilievo ai fini della decisione finale, per la salvaguardia del buon andamento e della trasparenza dell’amministrazione”. Alfiere aveva anche chiesto nello stesso ricorso di non corrispondere al Comune i 24 milioni previsti per la valorizzazione del bene, ma questa richiesta era stata dichiarata inammissibile dal Tar.

Già allora comunque i primi segni di schizofrenia si erano manifestati nelle dichiarazioni
dell’assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, lo stesso che aveva decretato lo stop ai lavori: “Siamo molto felici se Alfiere spa comincia a lavorare al restauro conservativo delle Torri dell’Eur appena possibile. Ci sta bene, anzi. Per me prima è meglio è. Anche domani. Il Tar ci ha dato ragione sulle risorse e sappiamo che i costruttori in realtà sono disposti a corrispondere quanto dovuto al comune. Spero che questa sentenza metta fine agli intralci e che i lavori comincino al più presto”.

Adesso che succederà? Se, come è probabile, ci sarà un ricorso al Consiglio di Stato, i giudici saranno costretti a navigare tra sentenze sostanzialmente contradittorie, con buona pace della certezza e della tempestività del diritto.

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