Olimpiadi 2026 a Torino sì, 2024 a Roma no

Nonostante il controverso via libera di Grillo, il consiglio comunale si spacca

ROMA – Il Movimento 5 Stelle si spacca sulle Olimpiadi e salta il Consiglio comunale che avrebbe dovuto discutere una mozione del Pd sulla candidatura di Torino. L’ipotesi del capoluogo piemontese per i giochi olimpici invernali del 2026, su cui Beppe Grillo ha espresso parere positivo, non sembra dunque aver superato le perplessità dei consiglieri grillini che ieri non si sono presentati in Consiglio comunale facendo mancare il numero legale. Il Consiglio è stato aggiornato a data da destinarsi.

Per la prima volta militanti del movimento disobbediscono agli ordini del “capo supremo” rivendicando l’anima dura e pura del M5S che Ezio Mauro così descrive su “Repubblica” di ieri: “La teoria della differenza che ha portato i grillini a predicare l’autosufficienza e a proclamare una sostanziale estraneità rispetto al sistema politico……Una differenza quasi antropologica, addirittura ideologica, che mette tutti nel sacco del sistema marcio da distruggere”.

Anche la sindaca Appendino prova dunque sulla sua pelle l’anomalia grillina che tanti danni ha già prodotto nell’amministrazione del Campidoglio, inaugurata proprio dal no di Virginia Raggi alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. Ma perché a Roma la giunta pentastellata fu compatta nel negare il proprio sostegno e a Torino invece si è schierata a favore? “Perché – ci si arrampica sugli specchi in Comune – a Torino siamo in una fase preliminare di manifestazione di interesse e possiamo ancora dettare le regole. A Roma invece Raggi arrivò in Campidoglio a cose già fatte e in fase avanzata”.

Motivazioni patetiche! La verità è una sola: Beppe Grillo, che si ritiene libero da qualsiasi coerenza o razionalità politica, ha cambiato idea. Secondo l’ex comico oggi “le Olimpiadi sono una grande occasione per Torino e per il Movimento. Dimostreremo di saperle fare a zero debiti e in modo sostenibile”. Ignorando, com’è suo costume, che le finanze dissestate del capoluogo piemontese da allora sono imputate alla scelta di ospitare a Torino i Giochi invernali del 2006.

Sentite invece cosa diceva lo stesso Grillo a settembre 2016 per motivare il suo “no grazie” alle Olimpiadi di Roma: “In un Paese divorato da corruzione e illegalità – si leggeva sul suo blog – con il più imponente debito pubblico pari 2.248,8 miliardi di euro, a chi e cosa servono le Olimpiadi, di recente giudicate dal presidente Renzi ‘fantastiche perché porterebbero soldi alle periferie’ ma che, secondo l’analisi di Gavin Poynter, professore di scienze sociali della East London University, ‘nonostante vengano presentate come opportunità di rigenerazione per la città che le ospita, finiscono col diventare uno spreco di risorse pubbliche e un ottimo affare solo per le speculazioni private?”.

Le indignate reazioni nella Capitale si sprecano. “La scelta annunciata oggi da Beppe Grillo – sostiene l’architetto Raimondo Grassi, presidente del movimento Roma Sceglie Roma – di sostenere la candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2026 non può che offendere i romani a cui solo pochi mesi fa era stata negata la candidatura di Roma 2024 dalla sindaca Raggi. Stupisce che ancora una volta un partito che ambisce a governare il Paese si lasci dettare la linea da un post pubblicato su facebook in cui si contrappongono le capacità di Torino con le pecche della Capitale, incapace, questa la linea sostenuta dal M5S, di gestire un evento di caratura mondiale come le Olimpiadi”.

Non ha capito granchè nemmeno il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, secondo cui “quanto accaduto ieri pomeriggio in Consiglio comunale è un segnale di inaffidabilità del Movimento 5 Stelle di fronte a scelte strategiche per il futuro della nostra comunità e di scarsa considerazione per tutti i torinesi che vedono nella candidatura una nuova opportunità”.

Il Movimento cinque stelle non è inaffidabile perché il gruppo consiliare si è spaccato sulla decisione. E’ totalmente inaffidabile – tanto più quando si candida a governare il Paese – per la sua assoluta instabilità politica, funzione diretta della sua costituzionale volubilità lasciata  alla imprevedibilità di un algoritmo eterodiretto.

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