Gli obiettivi strategici dei giovani industriali

Intervista al presidente della componente confindustriale del Lazio

di Francesco Morabito

ROMA – E’ prassi che un presidente neo-eletto anzitutto metta mano all’assetto interno del soggetto chiamato a guidare. Successivamente, di solito verso la metà del mandato, arriva il momento in cui l’attenzione si rivolge al contesto esterno, ovvero agli interlocutori che si trovano al di fuori del sistema, a cominciare dai soggetti pubblici e istituzionali.

Si regolerà così Giulio Natalizia, 33 anni, davanti a sé un mandato triennale, dal 2018 al 2021, alla guida dei Giovani Imprenditori di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo?

“Direi quasi inevitabilmente, è logico che sia così, anche se la mia presidenza nasce nel segno di una forte continuità di contenuti con quelle che l’hanno preceduta, specie le ultime due”. Allude ad Alessio Rossi e a Fausto Bianchi. E spiega: “Il Gruppo oggi conta circa 230 membri, ma moltissimi sono ‘facce nuove’ rispetto al nucleo forte di solo cinque-sei ani fa. Sono usciti quelli ormai quarantenni, non solo per ragioni statutarie/anagrafiche, ma perché sostanzialmente hanno completato quel percorso di crescita nel sistema associativo della Confindustria per cui fin dal principio era stata immaginata e voluta la componente juniores.

“Nel mio riassetto, poi, sto facendo in modo che il direttivo sia sempre più allargato: prima il vertice era composto da 5 persone, oggi posso contare su una partecipazione molto più ampia di persone che vogliono mettersi a disposizione per il bene del Gruppo”.

Chiedo a questo punto quali siano le aree di attività e progetto su cui muoverà i primi passi del suo mandato. Risponde con un sorriso, molto garbato, ma molto convinto.

“Quattro cose, prima delle altre, delle quali, magari, parleremo più avanti, fra qualche mese. Coesione, anzitutto: dobbiamo aiutare a crescere e ‘maturare’ le articolazioni territoriali già forti, ma dobbiamo concentrarci sulla crescita, anche numerica, di quelle meno rappresentate, cioè Viterbo e Rieti, ma non per questo meno importanti in termini di tessuto produttivo. La logica sarà un progetto di sviluppo del genere member-get-member, ognuno di noi si impegnerà nel presentare nuovi soci. In secondo luogo un’area di azione che vorrei chiamare “alta formazione”, in cui ci sarà di tutto, da iniziative da sviluppare con le università, a giornate che organizzeremo in proprio, a esperienze autoformative e altro, anche fuori dei soliti temi della gestione d’impresa. In terzo luogo cercheremo di coniugare due concetti di solito un po’ lontani fra loro, gli strumenti della finanza e il know-how della consulenza di direzione.

“E infine, naturalmente, start-up, perché Giovani Imprenditori, ribaltando il binomio, non può non significare imprese giovani, anzi giovanissime: ho una delega precisa su questa materia e intendo utilizzarla al meglio, una delega che viene dall’associazione nel suo complesso.

E su che altro versante si prospetta l’integrazione dell’azione del Gruppo con quella della Presidenza dell’Unione, del Presidente Filippo Tortoriello?

“Un argomento forte e nel contempo un problema di tutti: le infrastrutture, a cominciare da quelle viarie: la Cisterna-Valmontone, la Roma-Latina, il collegamento, anzi i collegamenti con Civitavecchia, un fiore all’occhiello della nostra Regione”. Quasi non prende fiato. “Sulle infrastrutture soprattutto gli industriali devono essere propositivi e pronti ad impegnarsi: senza infrastrutture adeguate un vero progetto di crescita dei territori resta un sogno”.

Gli industriali, domando, non sono un insieme chiuso. “Certo che no. E’ per questo che ripercorreremo i contatti con i consimili gruppi dei giovani agricoltori, commercianti, artigiani e tutti coloro che vorranno dialogare con noi. Il dovere dei giovani – tutti, mica solo gli imprenditori, – è di darsi una vision, dentro e fuori il rispettivo sistema”.

E conclude: “Alla fine penso che noi del Gruppo Giovani potremo svolgere al meglio la funzione relazionale che lo Statuto ci affida dialogando fortemente e fittamente con le imprese, con le singole imprese. E’ lì che c’è da fare, è lì che c’è da imparare”.

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