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18

Mag

Sanità
L’incudine dei tagli, il martello degli esuberi Stampa E-mail

clinica_san_raffaele_roma.jpg_415368877Il taglio dei posti letto e la riduzione dei budget spingono i fratelli Angelucci a minacciare la chiusura delle strutture 

 

ROMA - La patata bollente del San Raffaele non accenna a raffreddarsi. Sulla testa del presidente della Regione, nonché Commissario straordinario alla sanità del Lazio, Renata Polverini, continua a pendere la spada di damocle dei licenziamenti dei dipendenti, brandita dai fratelli Angelucci con grande determinazione.

Schiacciata tra l’incudine del piano di rientro dalla voragine del debito sanitario e il martello della minacciata disoccupazione di migliaia di lavoratori, la Polverini non sembra aver trovato finora una soluzione organica al problema. Anzi, gli ultimi provvedimenti assunti in linea con il piano di rientro e con il patto per la salute stabilito dalla Conferenza Stato-Regioni hanno fatto addirittura precipitare la situazione.

Già l’anno scorso infatti era stata prevista la dismissione di posti letto di riabilitazione e lungodegenza medica per riportare gli stessi entro lo standard di 0,7 posti letto per mille abitanti. Per effetto di quel provvedimento, le varie strutture della San Raffaele SpA – secondo i calcoli della famiglia proprietaria – subirebbero un taglio complessivo di 361 posti letto, che andrebbero ad aggiungersi ai 51 già decontrattualizzati nel 2009 nel settore della riabilitazione intensiva. Il dettaglio degli esuberi è riportato nella tabella qui a fianco.

san-raffaele-lazioIl San Raffaele e il taglio di posti lettoSotto il profilo finanziario la scure della Polverini pare abbia colpito i budget dei vari settori con altrettanta pesantezza. Rispetto al minor valore tra il budget e la produzione effettuata nell’anno precedente, i bilanci previsionali 2010 sono stati tagliati del 10% per la riabilitazione, del 4% per la lungodegenza, del 4% per gli acuti e dell’8% per la specialistica ambulatoriale. Per quest’anno le cose dovrebbero continuare sullo stesso trend se è vero che i budget delle strutture private accreditate nel campo della riabilitazione saranno tagliati di un altro 6%, con un tasso di utilizzo dei posti letto salito al 98%.

In queste condizioni – afferma minacciosamente la San Raffaele – la società “è costretta a procedere alla cessazione di tutte le attività imprenditoriali, con conseguente chiusura di tutte le strutture sanitarie e attivazione della procedura della messa in mobilità di tutto il personale della società ammontante a 1431 unità”, non essendo attivabili nel caso in specie altri ammortizzatori sociali. La porta però non viene sbattuta irrimediabilmente in faccia al Commissario. Uno spiraglio, come si conviene in qualsiasi negoziato, conviene sempre lasciarlo aperto. L’ultimatum della San Raffaele si conclude infatti con l’impegno della società a riproporre alla Regione “un piano di riorganizzazione che, se accolto, potrà scongiurare la cessazione dell’attività e la chiusura delle strutture sanitarie, con riduzione, totale o parziale degli esuberi”. E’ con l’obiettivo di allargare questo piccolo spiraglio che si sta ancora trattando.

 

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