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Politica
Riforme, il governo accelera Stampa E-mail

Letta_sliderEnrico LettaIl governo accelera con la Commissione dei 35 saggi. Venerdì in Cdm ddl costituzionale per aprire ad una seconda Repubblica


ROMA - Accelerazione è la parola più usata dagli osservatori in riferimento alla pubblicazione ieri sera da parte del governo dei 35 nomi dei componenti della cosiddetta Commissione dei saggi. La Commissione, chiamata a spianare la strada delle riforme - o quanto meno a togliere il maggior numero di ostacoli - a vantaggio del Parlamento, entrerà in gioco con il Comitato dei 40, con il compito proprio di una commissione parlamentare referente, che cioè prepari un testo che passi all'esame e all'approvazione dei due rami del Parlamento.

Fin qui in estrema sintesi la novità per così dire 'tecnica' del capitolo riforme. Politicamente questo evidenzia anzitutto una volontà a ''fare sul serio''. Avvisaglie non sono mancate e la prima, la più forte, e' stata quella proveniente dal Quirinale con il presidente Napolitano che nella cornice solenne della festa della Repubblica ha dato un forte impulso al progetto di riforme istituzionali delineando anche un ''ragionevole'' arco di tempo indicato in 18 mesi, all'interno del quale, ha detto, la riforma ''si puo' fare''.

L'accelerazione del governo a questo punto è più di una risposta. E' l'evidenza di un lavoro in tandem, di una intesa Quirinale-Palazzo Chigi per fare uscire i partiti dalle trincee della polemica politica e pressapochismo istituzionale.

I 35 saggi - 10 in più rispetto alle attese della vigilia – saranno ricevuti venerdì al Quirinale e c'è dunque da attendersi una nuova riflessione-sollecitazione da parte di Napolitano. Sempre venerdì (salvo anticipazione a domani) il governo nel Consiglio dei ministri dovrebbe varare il disegno di legge costituzionale per l'iter della grande riforma istituzionale che dovrebbe aprire sul serio ad una seconda Repubblica (quella calcolata tale fino ad oggi e' più che altro una finzione degenerativa della prima).

Sul piano ancora più strettamente politico si coglie l'esistenza all'interno dello stesso governo di un nucleo maggiormente sensibile al problema e maggiormente in sintonia col Quirinale: si tratta ovviamente del presidente del Consiglio Enrico Letta, coadiuvato dal Pdl Gaetano Quagliariello (più che il vicepremier Alfano) e il ministro per i rapporti col Parlamento Dario Franceschini. Sono loro, a quanto risulta che - d'intesa sempre col Quirinale - hanno messo a punto la lista dei 35 saggi.

Ma l'effetto politicamente meno vistoso, ma più pesante, lo si ha nel più ampio quadro politico, dove per il solo fatto del messaggio (concreto) della volontà a fare sul serio ha mostrato tutta la vecchiaia e la debolezza di una contrapposizione polemica e pseudo ideologica su 'presidenzialismo-Si' e 'presidenzialismo-No', come se la questione fosse risolvibile come ad una sfida sportiva. A fare bene sperare è la composizione stessa della Commissione dei saggi dove il tasso di competenza è decisamente alto e soprattutto senza vistosi squilibri di orientamento.

Molto, ieri, ha aiutato la direzione nazionale del Pd dove il segretario Epifani ha a suo modo invitato a non fare tifoserie e lasciare la questione alla trattazione nelle sedi appropriate con esplicito riferimento al Parlamento e con la messa al bando dell'uso politicamente strumentale dell'argomento riforme, magari ai fini interni di partito. Lo stesso Epifani ha invitato a riflettere che a fronteggiarsi sono due strade ambedue legittime su cui si dovrà riflettere prima di iniziare il cammino.

Cosa prevedere? C'è la sensazione di un già visto, quell'esperienza della Bicamerale (prima con De Mita-Jotti e poi con D'Alema) che si arenarono su problemi di giustizia. Comunque in quell'occasione si fronteggiarono le scelte tra un sistema di governo del premier (modello Westminster) e il semipresidenzialismo alla francese (anche se 'temperato'). E' da lì che sicuramente si dovrà ripartire sapendo che questa volta non ci sono paracadute o via di fuga.

Se fallisce la riforma si apre la strada ad una rissa politica che produrrebbe solo disaffezione dei cittadini e tanto populismo. E quello di Grillo non è necessariamente il peggiore.

 

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